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Bimba uccisa dal cane, processo d'appello: il padre muore per un malore

Pietro Guarini 54 anni di Latisana, è stato colto da malore nella stanza dell’hotel di Trieste in cui era alloggiato per seguire il processo. La Corte d’appello di Trieste ha confermato l’assoluzione perché il fatto non sussiste per la madre Mara Menotto e lo zio Loris Truant

LATISANA. Lo scatto fulmineo del pastore tedesco Cloe, che azzannò e uccise la piccola Astrid Guarini, 3 anni, a casa degli zii a San Martino al Tagliamento, fu imprevedibile. Per questo il giudice monocratico Rodolfo Piccin aveva assolto in primo grado, il 25 ottobre 2017, la mamma della bimba e lo zio, proprietario del cane, dall’accusa di omicidio colposo.

Giovedì sera la Corte d’appello di Trieste ha confermato l’assoluzione perché il fatto non sussiste per Mara Menotto (difesa dall’avvocato Laura Sbrizzi) e Loris Truant (difeso dall’avvocato Luca Colombaro). I giudici hanno condannato la parte civile, costituitasi con l’avvocato Stefano Comand, al pagamento delle spese processuali.

Il cane aveva assalito al collo la bimba il 25 maggio 2015, mentre la madre stava tentando di chiudere la porta, difettosa, della casa degli zii: l’attacco era stato repentino e si era consumato in una manciata di secondi, senza che la madre potesse in alcun modo impedirlo.

La sentenza di primo grado era stata impugnata sia dalla Procura che dalla parte civile, il papà della piccola, Pietro Guarini, 54 anni, di Latisana. Il pm ha fondato il motivo d’appello sulla pericolosità in re ipsa dell’animale. Le difese hanno obiettato che non si spiegherebbero allora la pet therapy o gli impieghi dei cani nelle attività di soccorso.

La parte civile, con una lunga arringa, ha sottolineato invece la prevedibilità dell’evento e come il cane avesse già dato segnali di sofferenza. I difensori hanno ribattuto invece che ex ante non c’erano indizi sul fatto che Cloe potesse avere una tale reazione aggressiva.

Già al processo di primo grado, dove il pm aveva chiesto la condanna di entrambi gli imputati a sei mesi di reclusione senza le attenuanti generiche, era emersa dalle testimonianze la mansuetudine del pastore tedesco. Il cane era stato addestrato a ubbidire, mai ad attaccare.

Per la seconda volta mamma e zio si sono tolti un peso dal cuore. «Sono tutti molto sollevati, è la fine di un incubo, di una sofferenza sulla sofferenza – ha commentato l’esito l’avvocato Colombaro –. Tornano nei limiti del possibile a una vita normale».

Tragedia nella tragedia, nelle stesse ore il padre della piccola è morto: è stato colto da malore nella stanza dell’hotel di Trieste in cui era alloggiato per seguire il processo.

Pietro Guarini viveva a Latisana, con il padre Lino e la madre Ivana Frattolin, dove abita anche la sorella Gloria. In diverse occasioni aveva abbracciato l’impegno amministrativo, accettando di candidarsi anche alle ultime elezioni del 2016. Il funerale si terrà mercoledì prossimo alle 15 in duomo a Latisana.

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto