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Volontariato in lutto, addio a Marco Aquini

Aveva 60 anni. La sorella Chiara, nel 1991, era scomparsa alla fiera di Santa Caterina: fu ritrovata morta sette giorni dopo

UDINE. Lo ricordano come «la persona che tutti vorrebbero avere al loro fianco». Perché ciò che colpiva di Marco Aquini era la sua «grandezza d’animo». Se n’è andato per sempre a 60 anni, vinto da una malattia che gli era stata diagnosticata due mesi fa, a Roma, dove da tempo lavorava nei centri direzionali del movimento dei focolari, un movimento laico che vuole «realizzare l’unità tra le persone come richiesto da Gesù». Il legame con Udine, però, era sempre rimasto forte. Udine, la sua città.

La città che il 25 novembre del 1991 aveva “inghiottito”, sua sorella Chiara. Non l’avrebbe mai più rivista Marco. Perché, la ragazza di 29 anni, che soffriva di disturbi psichici, si smarrì mentre stava visitando con la nonna la fiera di Santa Caterina in piazza Primo Maggio. Si cercò ovunque, allora. Lo stesso Marco partecipò alla trasmissione “Chi l’ha visto”. Di Chiara non c’era traccia. Fino al 2 dicembre, quando venne trovata senza vita in una vasca melmosa usata da una ditta di Laipacco per pulire le autobetoniere. Ma la memoria di Chiara continua a vivere.

Le è stata intitolata una Casa a Reana, sede operativa dell’associazione “Insieme si può” (che accoglie nel Centro socio riabilitativo 17 persone con disabilità di cui 4 al gruppo appartamento), nata per inserire socialmente i disabili fisici e psichici, di cui la madre Franca era stata una delle fondatrici nel 1987. «Marco – ricorda Alessio Cantarutti, coordinatore responsabile del Csre Chiara Aquini – da sempre, seppur a distanza, ha mantenuto i rapporti con l’associazione.

La Casa rappresenta la concretizzazione del sogno di Marco e Franca e di altre persone sensibili alle esigenze degli altri. Con la sua presenza attenta e silenziosa al fianco della madre prima, e sostituendola poi nel Cda dal 2015, Marco ha continuato a mantenere vivo il suo rapporto con il Friuli. Quando rientrava a Udine non mancava occasione per passare per un saluto contraddistinto dal suo garbo, ma la sua presenza ai Cda in videoconferenza è stata costante fino all’ottobre scorso. Era sempre disponibile al dialogo e al confronto, sempre costruttivo e positivo».


Un dolore, quello per la scomparsa di Marco, che unisce il Friuli - dove a Valbruna il nonno aveva costruito la Baita dell’alpino - alla capitale. Una vita, la sua, dedicata agli altri. Nel Mondo Unito onlus, in cui intraprese la strada della cooperazione internazionale, fu prima segretario e poi componente del Cda e del Collegio sindacale. «Se oggi l’Amu – riferiscono dall’associazione – si è potuta evolvere e restare attiva nel difficile contesto attuale, è certamente anche grazie al suo speciale contributo.

Durante questi giorni di malattia Marco ha mostrato pienamente la sua grandezza, vivendo con piena consapevolezza ciò che lo attendeva, ma con la calma e la ponderatezza che erano tra le sue caratteristiche. In futuro avremo molte occasioni per conoscere la sua grandezza d’animo, le sue virtù vissute nascostamente, i suoi notevoli talenti spesi a pieno servizio di Dio».

Lo ricordano come un amico sincero su cui si poteva contare sempre. Come una persona riservata e affidabile, capace di ascoltare, un amministratore che sapeva valorizzare e mettere in luce le doti degli altri. Il funerale si svolgerà domani a Roma, alle 11, al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo. Martedì, alle 18.30, a Udine nella chiesa del Carmine di via Aquileia sarà celebrata una messa.


 

Pubblicato su Il Messaggero Veneto