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Reyhaneh e il suo dono che va oltre la morte

A un mese dalla morte della giovane iraniana la riflessione sulla follia della legge umana

LICEO SCIENTIFICO MAJORANA. Recentemente un caso ha scosso l’opinione pubblica mondiale, quello di Reyhaneh, una donna iraniana di 26 anni, impiccata lo scorso 25 ottobre, giudicata colpevole di omicidio premeditato per aver pugnalato nel 2007 l’uomo che aveva tentato di violentarla, un ex ufficiale dei servizi segreti.

Non è stata riconosciuta la sua legittima difesa e non è mai stato sufficientemente verificato quanto da lei sostenuto in merito alla presenza di un'altra persona che avrebbe ucciso l’uomo.

In base alla legge iraniana solo la famiglia della vittima avrebbe potuto bloccare l'esecuzione concedendole il perdono ma in cambio lei avrebbe dovuto negare di aver subito un tentativo di stupro per restituire l’onore al defunto.

Lei ha preferito difendere la sua dignità di donna ed ha imposto alla sua famiglia di non implorare mai i giudici, un coraggio che è stato “premiato” con la morte.

Prima di morire Reyhaneh ha lasciato alla madre un commovente messaggio audio dove ringrazia la madre per averle insegnato a lottare e che per creare un valore si deve perseverare anche se si muore e lei, non solo ha mantenuto fede a questi insegnamenti, è andata ben oltre invitando la madre a non piangere perché “la morte non è la fine della vita”.

Ma prima di dire addio a questo mondo Reyhaneh ha espresso il suo ultimo desiderio per il quale chiede alla sua famiglia di arrivare fino alla supplica purché venga esaudito: “Mia dolce madre, non voglio marcire sottoterra. Prega perché venga disposto che, non appena sarò stata impiccata il mio cuore, i miei reni, i miei occhi, le ossa e qualunque altra cosa che possa essere trapiantata venga presa dal mio corpo e data a qualcuno che ne ha bisogno, come un dono.”

Pubblicato su Il Messaggero Veneto