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Addio alla maestra Piera, l'ultima dei fratelli Sgorlon

Si è spenta a 86 anni la sorella maggiore dello scrittore Carlo, di Elio e Romano. Per quarant’anni ha cresciuto i bambini dell’asilo Marco Volpe. Domani i funerali

UDINE. Era felice ed entusiasta quando, al mattino, entrava nella scuola materna Volpe. Lei, che di figli non ne aveva avuti, si sentiva viva in mezzo ai bambini, ai quali, nel lavoro come nella famiglia, ha dedicato l’intera vita. Gran parte delle sue energie.

Lunedì sera, circondata dall’affetto dei suoi cari, si è spenta nella sua casa di Bindo Chiurlo, Piera Sgorlon, sorella maggiore del celebre scrittore Carlo: aveva 86 anni e già dalla primavera conviveva con qualche problema di salute. Donna coraggiosa, energica e determinata, Piera si distingueva appunto per la sua vocazione materna, che cominciò sin da subito a sviluppare.

Nata nel 1928, era la più grande dei fratelli Sgorlon – Carlo, Romano, Elio e Anna – ed essendo cresciuta nel periodo del secondo conflitto mondiale, con la spinta della guerra, dovette ben presto imparare a occuparsi di loro come una madre. Maestra per quarant’anni e direttrice poi della scuola materna Marco Volpe, era una grande lavoratrice e raccontava di essere stata assente dal lavoro solo due volte.

Anche se in tutti questi anni non si era mai sposata, era però «tutt’altro che una zitella, e ci teneva a precisarlo», ricorda la nipote Sara. E mentre viveva con i genitori e la zia paterna, i fratelli si sposavano, e lei accoglieva con calore le cognate e il cognato.

Nascevano i nipotini, e si prendeva cura di loro con amore. Adorata da tutti quanti, la zia «Pà», così la chiamavano in famiglia, era una fonte inesauribile di affetto e altruismo, sempre pronta a dare una mano a tutti al momento del bisogno. E con l’arrivo dei pronipoti, che accudì con costanza e dedizione, era ormai diventata a tutti gli effetti una vera “nonna”.

Sempre disponibile e pronta a mettere da parte gli impegni per sedersi a terra e giocare con i nipotini, Piera Sgorlon aveva anche un cuore grande per tutti gli altri: donna di fede, era sempre pronta ad aiutare il prossimo, per questo sosteneva strutture che accoglievano i meno fortunati.

Una delle sue grandi passioni era la lettura, ascoltava la musica classica, andava a teatro e, come tutta la famiglia Sgorlon, adorava la montagna. Ormai in pensione, tra le altre cose, si dedicava a lunghe passeggiate in compagnia del fratello scrittore, del quale fu sempre la più «grande ammiratrice e sostenitrice», ricorda la cognata Luisa Studech.

«In quei momenti Piera e Carlo trovavano il tempo per scambiare pensieri, opinioni e moltissimi ricordi di una vita intensa, vera».

Negli ultimi tempi, soffrendo silenziosamente per la morte dei fratelli, che uno dopo l’altro aveva visto spegnersi davanti agli occhi (l’ultimo, Romano – ufficiale dell’esercito altrettanto conosciuto in città –, è mancato lo scorso settembre all’età di 81 anni), «con grande dignità ha trovato fino all’ultimo un motivo per sorridere», osservano i nipoti.

Nubile, ma con una famiglia numerosa alla quale ha dato comprensione e importanti insegnamenti, aveva una marcia in più ed era capace di regalare amore incondizionato. Questo era Piera Sgorlon e questo è il ricordo che lascia ai suoi parenti, agli amici e ai conoscenti che la saluteranno per l’ultima volta domani, alle 15.30, nella chiesa S. Maria Assunta.

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto