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Tragedia sulla Marmolada, un manager friulano tra le vittime: identificati gli altri corpi, tutti i nomi

Vite spezzate in un lampo, portate via dalla furia della neve e dei detriti. Dopo la tragedia di domenica 3 luglio sulla Marmolada, i soccorritori stanno cercando di dare un volto e un nome alle vittime. Ecco chi sono

Prima i sorrisi di una domenica trascorsa in montagna, poi il boato. Infine il buio. La tragedia della Marmolada, una scia di fango, ghiaccio, detriti e morte. 

LE VITTIME

Nel corso della ricognizione 'vista udito' sul luogo del disastro in Marmolada sono stati ritrovati, seppur non in numero elevato, anche resti di escursionisti.

Inoltre, sempre a quanto si apprende, dovrebbero arrivare già domani mattina, 8 luglio, i primi risultati dal Ris di Parma, che dovrebbe ricondurre tutti i reperti sia organici che tecnici alle vittime.

"Il bilancio di questa tragedia è pressoché definito: stiamo parlando di 11 persone decedute o disperse", di cui due veneti, un manager di Porcia e una donna trentina tra i quattro morti che per ora hanno un nome.

TOMMASO CAROLLO, IL MANAGER DI PORCIA

Tommaso Carollo aveva trascorso la sua ultima notte in un rifugio, insieme alla compagna Alessandra, ora ricoverata a Trento.

«Erano partiti sabato, intorno alle 13, da casa nostra. Poi lui mi aveva chiamato la sera, alle 20.55, dal rifugio. Stava andando a dormire, perché l’indomani sarebbe partito presto». Marilisa Marcante parla del suo Tommaso con la dovizia di particolari che soltanto le mamme riescono a mettere in fila.

 

La permanenza negli scout, il diploma al liceo scientifico, la laurea in Scienze diplomatiche e internazionali a Trieste, gli studi a Londra e a Bruxelles. «Tuttora era iscritto all’università di Parigi, era un ragazzo d’oro». Da una quindicina d’anni lavorava come manager a Porcia, occupandosi di commercio estero. I genitori saliranno in montagna oggi, per vederlo un’ultima volta.

Lascia un figlio, di 14 anni. Il ragazzo ha appena terminato la terza media, uscendo col 10. All’esame aveva scritto il tema: “Escursione con papà sulla Marmolada”.

FILIPPO BARI

Tra loro c’è Filippo Bari, di Malo, il primo volto conosciuto di questa strage. La più giovane delle tre vittime: 27 anni e un figlio di quattro.

Poche ore dopo il disastro, il fratello Andrea aveva pubblicato un disperato appello su Facebook: «Aiuto, mio fratello è sul ghiacciaio. Non abbiamo sue notizie dalle 13.25, prima del fatto. Questo è lui oggi sul ghiacciaio. Contattatemi in privato, siamo in emergenza».

C’era la foto di Filippo, sul ghiacciaio. Il fratello l’aveva inviata nel gruppo Whatsapp di famiglia. Mezz’ora dopo sarebbe venuto giù tutto.

La compagna Jelena e il fratello Andrea, ai piedi della Marmolada, hanno sperato nel miracolo per tutta la notte tra domenica e lunedì. Insieme ai genitori, Emanuela e Giuseppe, hanno raggiunto l’abitato della val di Fassa domenica sera.

«Filippo era un grande amante della montagna e della natura in genere. Aveva fatto già diverse uscite ad alta quota, sempre accompagnato da persone esperte e con tutta l'attrezzatura necessaria» racconta Andrea.

«Ci aveva detto che forse sarebbero saliti a Punta Penia. È stato il suo ultimo messaggio. Poi è venuto giù tutto» aggiunge il fratello.

Il giro in Marmolada – per il giovane di Malo, tecnico riparatore in un negozio di ferramenta di Isola Vicentina – doveva essere un allenamento, in vista di una prova più impegnativa. «Ci eravamo organizzati per andare sul Monte Rosa domenica prossima» racconta Alberino Cocco, ex presidente del Cai di Malo.

Fra i dispersi ci sono anche Davide Miotti, guida alpina di Tezze sul Brenta, e la moglie Erica Campagnaro.

La guida di Tezze, 51 anni, era molto conosciuto anche perchè titolare del negozio "Su e giù sport", ed era un alpinista da oltre 25 anni.

La moglie non è ancora stata identificata. Entrambi sono di  Cittadella, in provincia di Padova. Avevano due figli.

Tra i cinque veneti ancora dispersi anche Gianmarco Gallina di Montebelluna ed Emanuela Piran di Bassano del Grappa.

E infine il vicentino Nicolò Zavatta.

Secondo quanto riferito, tra le vittime c’è anche una guida alpina residente a Treviso.

E tra i dispersi anche Liliana Bertoldi, ambulante trentina di 58 anni.

Mentre è ricoverato all’ospdale Ca’ Foncello di Treviso Davide Carnielli, 29enne di Fornace (Trento). Il giovane, rimasto per due giorni senza nome, è stato riconosciuto dai suoi genitori grazie a una fotografia.

Consigliere comunale e commerciante nell’azienda di ferramenta della famiglia: gli è stato dato finalmente un nome grazie a un incontro tra il presidente Luca Zaia, il premier Mario Draghi e i genitori del ragazzo, che nella serata del 4 luglio si trovavano a Canazei.

I genitori erano su in Marmolada alla ricerca del figlio. Il ragazzo era ricoverato a Treviso, senza documenti, e i medici che lo hanno in cura pensavano fosse straniero. I genitori l'hanno riconosciuto dai piedi, fotografati dal personale dell’ospedale, e da un piercing all’orecchio.

PAOLO DANI, LA GUIDA ALPINA

La terza vittima di questa tragedia è Paolo Dani, di Valdagno. Avrebbe compiuto 52 anni il 5 luglio, due giorni dopo la tragedia. Sposato, con una figlia di 14 anni.

Guida esperta, da una vita nel soccorso alpino. «Paolino amava profondamente la montagna. E amava arrampicarsi, fin da bambino, quando si divertiva a costruire le casette sugli alberi e, a volte, marinava pure la scuola, per rintanarsi lassù» racconta il fratello Lino.

Di lui resteranno le tantissime palestre di roccia naturale, aperte nella contrada Rossati di Valdagno. In quello spicchio della provincia di Vicenza, Dani lo conoscevano tutti. Lo ricorda Luca Zecchin, un amico: «Andare su con lui era sempre splendido. L’unica guida alpina che non aveva neanche una patacca sulla giacca, perché non la voleva». Era un figlio della montagna.

QUATTRO FERITI A TRENTO

Sono 4 i feriti in seguito al crollo del seracco sulla Marmolada ricoverati a Trento. Due di questi si trovano in rianimazione e altri due, meno gravi, sono invece in reparto.

Si tratta di una donna di Pergine Valsugana di 29 anni che si trova in rianimazione, di una donna di Como di 51 anni non grave ricoverata in reparto, cui si aggiungono un 27enne di Barbarano Mossano (Vicenza) inizialmente portato in ospedale a Cavalese e poi trasferito al Santa Chiara di Trento.

Infine, è in condizioni stabili ed è anch'egli ricoverato in reparto, un 33enne di Pergine Valsugana che inizialmente era stato portato a Bolzano ed ora è in rianimazione a Trento.

DUE FERITI A BELLUNO

Negli ospedali dell’ulss Dolomiti sono attualmente ricoverati due pazienti soccorsi ieri in Marmolada: un uomo S.G. di anni 67, tedesco, ricoverato in Terapia Intensiva, una donna M.C. di 58 anni, tedesca, attualmente in Osservazione Intensiva

Pubblicato su Il Messaggero Veneto