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Lorenzo, morto a 18 anni durante lo stage: gli indagati, il ruolo del tutor e tutti i dubbi irrisolti sull’incidente

Sette giorni dopo l’incidente alla Burimec che è costata la vita a Lorenzo Parelli, 18 anni, abbiamo ricostruito quanto accaduto: il ragazzo era in una zona a rischio? Da che altezza è caduta la putrella? Ecco il punto sull’inchiesta 

UDINE. Cosa stava facendo esattamente Lorenzo Parelli quando è stato travolto dalla trave d’acciaio? Chi c’era con lui nel capannone? Qualcuno lo stava aiutando nello svolgimento dei compiti che gli erano stati assegnati? Da che altezza è caduta la putrella? E chi aveva definito le procedure da seguire per il montaggio di quell’impianto di laminazione?

 

Sono solo alcuni dei quesiti ai quali stanno cercando di dare una risposta gli inquirenti incaricati di fare luce sull’infortunio che venerdì 21 gennaio è costato la vita al diciottenne di Castions di Strada che, proprio quel pomeriggio, stava concludendo il suo stage di un mese alla Burimec di Lauzacco, azienda che realizza sistemi di pesatura industriale e impianti meccanici per la siderurgia.

A una settimana dall’incidente, aspettando l’esito dell’autopsia, abbiamo qui ricostruito passo dopo passo la vicenda e gli ultimi sviluppi delle indagini. 

Chi era Lorenzo

Lorenzo Parelli frequentava l’istituto salesiano Bearzi di Udine, era al quarto anno e aveva scelto il settore della meccanica industriale. Stava seguendo un percorso del Centro di formazione professionale dell’istituto stesso e aveva già svolto varie esperienze di stage in azienda.

Un ragazzo un po’ introverso, con la passione per la meccanica, i motori e il calcio. Ma con un cuore grande e la voglia di impegnarsi nella strada che aveva scelto. Frequentava il quarto anno nel settore della meccanica industriale al Centro di formazione professionale all’Istituto salesiano Bearzi di Udine. Un percorso scolastico definito duale perché prevede anche la pratica in azienda oltre che la formazione in sede. E, al quarto anno, le ore di stage sono pari a quelle trascorse a scuola.

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Le indagini e le carte sequestrate

Dopo la tragica scomparsa dello studente, la Procura della Repubblica di Udine ha aperto un procedimento per l’ipotesi di omicidio colposo. L’analisi delle carte sequestrate alla Burimec di Lauzacco, dopo l’infortunio che venerdì scorso ha stroncato a 18 anni la vita di Lorenzo Parelli, stagista dell’istituto salesiano Bearzi, ha partorito un secondo indagato.

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Top secret sul nome, almeno fino a quando il primo atto investigativo non gli sarà notificato. Perché è anche a lui, oltre che a Pietro Schneider, 71 anni, legale rappresentante dell’azienda, che la Procura aveva iscritto sul registro degli indagati da subito come atto dovuto, che i carabinieri devono notificare l’avviso di accertamento tecnico irripetibile per l’esecuzione dell’autopsia. L’ipotesi di reato, per entrambi, è omicidio colposo. Naturalmente declinabile, una volta precisate le eventuali rispettive responsabilità, in base al ruolo rivestito da ciascuno di loro nell’ambito dell’azienda.

È in quell’ambiente, infatti, che anche la seconda persona coinvolta nell’inchiesta dal pm Lucia Terzariol, che la coordina, pare vada inquadrata. Tanto più alla luce del fatto che il nuovo indagato “esce” dalla documentazione sottoposta all’esame del personale del dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria. Incaricato, appunto, di verificare la corrispondenza tra il protocollo scuola-lavoro e le operazioni che Lorenzo stava eseguendo quel pomeriggio nello stabilimento di via delle Industrie.

 

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Lorenzo in una zona a rischio

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, i carabinieri del Nucleo investigativo di Udine e dei colleghi di Palmanova, quando una barra d’acciaio di 150 chili lo ha travolto, colpendolo anche alla testa, attorno alle 14.30, lo studente si trovava in un’area considerata a rischio. E, sempre secondo le poche notizie filtrate, stava lavorando a una struttura in corso di assemblaggio.

Era il suo ultimo giorno di tirocinio, inquadrato nel sistema duale. E il tutor che gli era stato assegnato, a quanto appreso, quel giorno non c’era: assente per malattia, da uno o più giorni, e sostituito in corsa da un supplente.

Le prime tessere del puzzle sono state messe a punto dal magistrato nel corso dell’incontro tenuto ieri in Procura con il personale del dipartimento. Il pm ha inoltre fissato per venerdì il conferimento dell’incarico al medico legale Carlo Moreschi, cui spetterà poi indicare giorno e ora (verosimilmente, anche nel corso della stessa giornata di domani) dell’avvio delle operazioni peritali.

All’accertamento potranno partecipare anche i consulenti che i due indagati - Schneider è difeso dall’avvocato Stefano Buonocore - e la famiglia della vittima, che risiede a Morsano di Strada, frazione di Castions di Strada, e che nel procedimento sarà assistita come parte offesa dall’avvocato di fiducia Stefano Fruttarolo, riterranno di nominare.

 

Il ruolo del tutor

C’è un’altra domanda a cui dovranno rispondere gli inquirenti. Il giorno in cui Lorenzo è morto, il suo tutor, cioè la persona cui l’azienda lo aveva affidato, potrebbe essere stato assente. Assente per malattia e sostituito da un collega. Il condizionale è d’obbligo, perché la voce è filtrata nelle ultime ore, raggiungendo anche la polizia giudiziaria, ma deve ancora trovare conferma ufficiale.

L’assenza per malattia del tutor e il conseguente ricorso a un suo supplente risalirebbero a qualche giorno prima. Quanto tempo prima è l’ulteriore quesito cui bisognerà dare una risposta e tenere poi presente nella ricostruzione dell’incidente.

Al vaglio degli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore di Udine, Elena Torresin, intanto, ci sono le testimonianze raccolte nell’immediatezza dei fatti tra gli operai e il resto del personale presente in azienda, a cominciare da quelli che si trovavano nel capannone dove Lorenzo, attorno alle 14.30, è stato travolto da una putrella pesante 150 chili.

L’alternanza scuola-lavoro

La morte di Lorenzo ha riportato l’attenzione sul tema dell’alternanza scuola lavoro e su quella che alcuni esperti definiscono “precoce aziendalizzazione”. Studente o lavoratore non fa alcuna differenza. Proprio come i dipendenti dell’azienda, i ragazzi che intraprendono il percorso formativo all’interno di uno stabilimento sotto l’egida della scuola di provenienza e seguiti da un tutor aziendale «sono assicurati, hanno una posizione Inail, godono di diritti e devono sottostare a regole precise in materia di sicurezza».

A specificarlo è l’avvocato Vito Di Trapani, giuslavorista, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Udine con delega sul personale dipendente e titolare di uno studio legale udinese che da anni si occupa di diritto del lavoro. Non importa che sia formazione professionale o percorso trasversale per l’orientamento (la “vecchia” alternanza scuola-lavoro): «Il responsabile dei ragazzi che arrivano in azienda è il legale rappresentante, ovvero il titolare – spiega l’avvocato –, assieme al tutor, persona individuata per seguire il giovane nel suo inserimento nell’ambiente aziendale. Questi rispondono sia penalmente che civilmente di quanto accade in azienda».

La chiave è, indiscutibilmente, la sicurezza: «I ragazzi che entrano a far parte di questi programmi devono sottostare alle norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro: il datore deve fornire i presidi obbligatori e va da sé che debbano essere tutelati persino di più rispetto ai lavoratori che ogni giorno per anni frequentano lo stabilimento, il capannone, l’ufficio dove avviene l’attività formativa sul campo», argomenta Di Trapani, chiamato a riflettere dopo quanto accaduto a Lauzacco, con il decesso del diciottenne castionese Lorenzo Parelli, studente dell’istituto Bearzi che stava completando la propria formazione professionale alla Burimec.

Per il giuslavorista «non si può parlare di carenze normative. L’impianto legislativo è valido: senza voler entrare nello specifico della vicenda di Lauzacco, in molti casi manca piuttosto una cultura della sicurezza sul lavoro, fatta di investimenti che vengono spesso considerati non urgenti e dunque procrastinati». Formule come l’alternanza scuola-lavoro e i percorsi professionalizzanti «permetterebbero vantaggi reciproci per le aziende e per chi deve formarsi per entrare nel mondo del lavoro: purtroppo capita anche che si abusi di queste esperienze per godere di manodopera a costo zero».

«Se analizziamo i numeri degli infortuni e delle morti bianche, ci rendiamo conto che il problema purtroppo è quotidiano. Però nn si può generalizzare: ci sono diversi attori e e fattori che concorrono: datori di lavoro, operatori, procedure da seguire, tempi di esecuzione, velocità di consegna», premette Loris Zanor, che come direttore del Centro edile per la sicurezza e la formazione coordina l’attività di approntamento di corsi mirati proprio alla professionalizzazione di giovani e meno giovani.

«È necessario puntare e intervenire sulla percezione del rischio – spiega –: nelle nostre attività spieghiamo sempre che il rischio va affrontato e non aggirato. Credo che sia giunto il momento di un cambio d’impostazione, partendo da percorsi formativi sulla sicurezza fin dalla scuola dell’infanzia: risulta decisamente più complicato lavorare su questo ambito con chi non è già sensibilizzato in tenera età».

Pubblicato su Il Messaggero Veneto