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La cultura è in lutto: morto Boni de Nobili

Classe 1951, era malato da tempo, ma non aveva rinunciato allo studio Scrittore, divulgatore, grande cultore dell’araldica, amava Pordenone 

PORDENONE. I titoli dei suoi tanti libri – ha esordito nel 1990 con “Il delitto di san Gottardo e altri racconti” – delle guide (apprezzatissima dal pubblico quella che di recente aveva rieditato sui luoghi e le opere di Giovanni Antonio de’ Sacchis), delle sue ricerche, non basterebbero a raccontare chi era Francesco Boni De Nobili. Scomparso ieri a Pordenone, aveva tante anime e un tratto unico: era un anticonformista della cultura. Appassionato della ricerca storica e non semplice storico, bravo divulgatore e non solo scrittore, grande conoscitore dell’araldica, ma non solo di quella dei casati nobiliari, era un innamorato, vero, di Pordenone.

Classe 1951, si era ammalato di cancro, ma non aveva smesso di vivere pienamente, di progettare, di lavorare con la testa, con il cuore e con lo spirito critico che gli garantivano rispetto e considerazione in un ambiente non sempre facile. Dieci giorni fa un peggioramento che, in breve tempo, l’ha portato via dalla compagna, di vita e lavoro, Susi Moro (conosciuta in città anche perché collabora, come guida, con i musei civici), dai due amati figli, adolescenti, e dalle tante persone che lo stimavano. Dopo aver lavorato per tanti anni allo Ial, lo scorso anno era andato in pensione, quasi controvoglia, perché viveva anche l’insegnamento con dedizione. I colleghi lo ricordano «con profondo rispetto e stima, come un grande studioso appassionato del proprio lavoro e dei ragazzi».

Affranto Vincenzo Marigliano che, da storico, aveva avuto tante volte modo di confrontarsi con Boni De Nobili. «L’ho incontrato un mese fa e mi disse che voleva lavorare sugli stemmi di piazza della Motta, quelli delle vecchie botteghe, e che voleva raccogliere la preziosa testimonianza di Sergio Raso. Francesco era un fine studioso di araldica, ma non lo interessavano solo i casati nobiliari, non era elitario. Amava Pordenone e anche questa ne è una prova». Gli antichi palazzi di corso Vittorio Emanuele II non avevano segreti per lui e, quando trasmetteva il suo sapere, lo faceva con generosità. «La morte di Boni De Nobili è una grave perdita – è il commento dell’assessore Pietro Tropeano –. Abbiamo condiviso tanti progetti, a partire da quelli sul Pordenone, e di recente mi aveva portato un meraviglioso libro del cartografo pordenonese Giuseppe Rosaccio perché voleva valorizzare la sua figura. Un impegno che dobbiamo portare avanti anche per lui, che ha dato valore alla nostra comunità».

Pubblicato su Il Messaggero Veneto