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Scivola in bagno e batte la testa: dodicenne muore mentre si prepara per andare a basket

La mamma, medico, ha tentato invano di rianimarlo. I familiari pordenonesi sono partiti alla volta del luogo della tragedia

PORDENONE. È arrivato fino a Pordenone, rimbalzando fra quotidiani e siti internet del centro Italia, il cono d’ombra della notte improvvisamente calata, a Sesto Fiorentino, sulla vita di Pietro Cecchini, vittima a 12 anni di una caduta in casa.

Immaginate un ragazzino col sorriso solare, che canta, gioca a basket e fa rendere grazie ogni giorno ai genitori e al fratellino di averlo avuto in dono. Se ci siete riusciti avete davanti solo in parte l’immagine di ciò che questa promessa di vita è stata e ha significato, nel breve arco di tempo avuto a disposizione, per la sua famiglia e per tutte le persone che hanno avuto la fortuna di incrociare la loro strada con la sua.

Una gioia entrata sin dalla nascita tra i familiari del padre, medico in Toscana, e della madre, nata ad Aviano e cresciuta a Pordenone, prima di trasferirsi nell’elegante e ospitale villa in collina teatro di tanti momenti felici. Una serenità che è sempre stata di casa anche a Pordenone dove abitano i nonni, professionista lui e pittrice lei. Persone stimate nella comunità del Friuli occidentale alle quali, in queste ore in Toscana, anche attraverso il nostro giornale, stanno giungendo le condoglianze e il senso di vicinanza per questa immane tragedia. Una solidarietà che si somma a quella della comunità di Sesto Fiorentino, a partire dal sindaco Lorenzo Falchi.

Sull’ultima pagina terrena della vita di Pietro c’è la firma di un destino che in questi momenti è davvero difficile da accettare.

Secondo una prima ipotesi il dodicenne si stava preparando, in casa, per andare a giocare a basket, atteso dalla zia. Per cause su cui probabilmente farà luce l’autopsia Pietro, che indossava i calzini e che secondo una prima ipotesi sarebbe salito in piedi sul bidet, forse per specchiarsi, sarebbe scivolato battendo la nuca contro il muro e perdendo i sensi.

La governante era uscita da poco, perché stava rincasando la madre, Chiara Beltrame (il papà è Paolo Cecchini ed entrambi i genitori sono medici). È stata proprio quest’ultima a cercare il suo Pietro e a soccorrerlo, con tutta la forza e l’amore di cui è stata capace, trovando un accesso al locale, dove il dodicenne era chiuso a chiave all’interno. Lungo e disperato, quanto purtroppo vano, il tentativo di rianimarlo.

Il resto è stato senso dell’ineluttabile, disperazione e assenza di un perché.

L’apertura quale atto dovuto e automatico di un fascicolo da parte della procura della Repubblica poco aggiunge a una dinamica già purtroppo evidente.

In attesa dell’esito dell’autopsia e dei funerali, che saranno celebrati in Toscana, restano il dolore, tanto, e la convinzione che non sarà la morte ad avere l’ultima parola su Pietro e su quello che gli è stato possibile donare a chi gli ha voluto bene, ricambiato dal suo sorriso, dal talento e dalla luce che continuerà a brillare per sempre nel ricordo.

 

Pubblicato su Il Messaggero Veneto