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Se n’è andato Mario Cotelli fu il dt della Valanga Azzurra

È morto a 76 anni un personaggio che ha fatto la storia del nostro sci Con lui nel ’74 al gigante di Berchtesgaden 5 italiani ai primi 5 posti 

il lutto

Grande e grosso, con un vocione tonante e baffoni biondi: Mario Cotelli, il direttore tecnico della Valanga azzurra scomparso ieri a 76 anni, era un uomo che con la sua presenza sempre si imponeva. Dal 1969 al 1978, uno dei momenti più belli e vincenti dello sport italiano non sarebbe con grande probabilità esistita senza di lui. Certo, l’Italia dello sci aveva i grandissimi talenti di Gustav Thoeni e Piero Gros – ben cinque coppa del mondo e 12 medaglie tra Olimpiadi e Mondiali conquistate sotto la gestione Cotelli – ma senza questo tecnico valtellinese a gestirne le capacità e motivarne l’agonismo, magari anche stimolandone la rivalità interna, la storia sarebbe stata forse diversa. Uomo tutto d’un pezzo, Cotelli seppe imporre lo sport della neve italiano a livello internazionale, in un mondo allora dominato da Austria e Francia.

Era arrivato nel mondo azzurro nella squadra B, come vice di Jean Vuarnet, prima di essere promosso al team A, dove decise per un netto rinnovamento, facendo debuttare sciatori giovanissimi: oltre a Thoeni, Erwin Stricker, Franco Bieler, Tino Pietrogiovanna). Con lui e i suoi ragazzi l’Italia dello sci divenne una grande potenza. Nel ’70-’71, l’Italia conquistò la prima Coppa del mondo assoluta grazie a Thoeni. Nel 1972 Cotelli fece debuttare Herbert Plank, uno dei più grandi discesisti azzurri di ogni epoca, e Piero Gros, slalomista e gigantista che avrebbe vinto varie coppe di specialità e la coppa del mondo assoluta. La consacrazione di quella nazionale fu il 7 gennaio 1974, quando cinque italiani si piazzarono ai primi cinque posti del gigante di Berchtesgaden. Dopo tante altre vittorie, Cotelli nel 1978 decise di dimettersi dall’incarico, in un momento di crisi della nazionale. Ma non abbandonò il mondo dello sci. La sua capacità di analisi tecnica, trasferita in sapienti commenti sul Corriere della sera, centrava sempre il bersaglio. Fu lui a definire la sciata di Alberto Tomba «a trazione integrale» per descrivere l’abilità assoluta di conduzione dello sci tra le porte strette degli slalom.

In dialisi già da qualche anno per insufficienza renale, Cotelli aveva molto rarefatto le sue uscite. Si è aggravato proprio nell'ultimissimo periodo, e ora mancherà molto a tutti coloro che amano lo sci. Commosso il ricordo di Thoeni: «Era il mio allenatore e poi direttore tecnico. Ho tanti bei ricordi legati a Mario, che conoscevo da quando ero ragazzo e facevo il maestro di sci sullo Stelvio. Provo un grande dispiacere, anche se sapevo che non stava bene. Me lo ha detto lui questa estate quando è venuto a trovarmi nel mio albergo». —



Pubblicato su Il Messaggero Veneto