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Sognava una nuova vita Addio a Michel, l’immigrato che ha commosso Sacile

Lo piangono gli amici della Caritas che lo aiutavano in tutti modi Ora una colletta per aiutare la figlia, universitaria in Africa 

la storia



Addio all’immigrato nigeriano Giwa Olufemi. Aveva 59 anni e la sua morte ha spezzato il breve sogno di una nuova vita. La Caritas diocesana ha iniziato la colletta per aiutare la figlia universitaria in Africa.

Sulla tomba dell’immigrato, nel cimitero a San Odorico dove è stato sepolto con le risorse pubbliche del Comune liventino, c’è il suo berretto da lavoro appeso alla croce. «Lo chiamavamo tutti Michel ed era sempre disponibile con tutti – ricordano Graziella e Danilo Pavan nel centro d’ascolto Caritas in piazza Duomo –. Era arrivato a Palermo, circa dieci anni fa, poi a Sacile: la moglie e due figli dopo qualche anno sono rientrati in Nigeria. Da Sacile mandava in Africa i soldi per la famiglia e sosteneva gli studi della figlia, fino a quando ha chiuso l’azienda dove era operaio».

Michel era uno degli amici della Caritas: a Sacile si proponeva per lavori stagionali nei campi, come muratore e tutto quello che capitava. «Aveva tanta voglia di lavorare ed era buono nell’animo il nostro amico – hanno aggiunto commossi Graziella e Danilo –. Michel aveva perso la casa, dopo il lavoro di operaio ed era ospite di vari amici, poi un anno fa sono cominciati i problemi di salute».

Disturbi che non sembravano preoccupanti, poi il calvario è cominciato con il ricovero all’ospedale di Pordenone. «Il nostro amico nigeriano è mancato alla fine dell’estate: era deperito in fretta e ci ha lasciato un senso di impotenza – ancora Danilo Pavan –. Il Comune ha pagato le esequie: la famiglia in Africa non ha trovato le risorse per raggiungere Sacile e nemmeno per trasferire la salma».

L’ultima preghiera per Michel è stata recitata con il rito funebre sul piazzale del camposanto di San Odorico. «Per il rito funebre hanno partecipato sessanta italiani – hanno ricordato i volontari Caritas – e alcuni africani. È un altro indicatore del grado di integrazione di Michel: si è fatto volere bene da tutti a Sacile. Era sempre gentile, rispettoso e collaborava». Inutile la verifica sui contributi versati negli anni di lavoro come operaio: sono insufficienti per garantire la pensione minima reversibile alla famiglia in Africa».

L’immigrato era laureato in scienze sociali e la sua morte ha preso in contropiede tanti amici. «Michel è stato un esempio di immigrazione che cancella i luoghi comuni della diffidenza e dell’esclusione – hanno sostenuto tanti amici –. Il suo volto e il suo sorriso erano familiari nella nostra parrocchia». E ancora. «Se n’è andato senza darci il tempo di renderci conto della gravità della malattia – è l’ultimo rimpianto –. La colletta continua: per la famiglia in Africa». —



Pubblicato su Il Messaggero Veneto