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La patente sospesa è da rifare per una raccomandata scordata

Nove anni dopo l’invito della Prefettura alla revisione a causa di un incidente La donna aveva nel frattempo anche rinnovato e ottenuto il documento di guida 



Non l’avesse mai fatto, non aprire la raccomandata inviatale dalla Prefettura, trovatasi davanti all’improvvisa notizia della morte della madre. La giovane, V.S., 35 anni, aveva lasciato subito Gorizia per scendere a Napoli e assistere ai funerali. Al rientro aveva completamente dimenticato la comunicazione nella quale veniva invitata a fare la revisione della patente, stabilendo il termine di un mese al fine di affrontare il nuovo esame di guida necessario a riacquisire un documento ex novo, che sarebbe stato sostituito con quello in uso. Tutto perché due mesi prima, nel dicembre 2009, la donna era stata coinvolta in un incidente stradale, riconosciuta responsabile. Insomma, la 35enne non s’era presentata alla revisione, ignara del provvedimento prefettizio. Che ha “scoperto” 9 anni dopo, quando, imbattutasi in un nuovo incidente stradale, sempre con attribuzione di colpa, la stessa Prefettura le ha comunicato questa volta la revoca della patente, a fronte della revisione da eseguire tra 3 anni. Nel 2013, peraltro, la donna aveva provveduto a rinnovare la patente, che le era stata regolarmente rilasciata. In tutti questi anni ha continuato tranquillamente a guidare.

Era dunque il 2018, la donna s’era trovata ad affrontare l’ulteriore sinistro. In un primo momento, la Prefettura aveva proceduto alla sospensione della patente per 3 mesi. Nel frattempo, durante gli accertamenti, era emerso il provvedimento notificato in seguito all’incidente stradale del 2009. Trascorsi intanto i 3 mesi di sospensione, era scaturita automaticamente la revoca, con il nuovo esame di guida da effettuare tra 3 anni. Un provvedimento più rigido in virtù della modifica della normativa al Codice della strada, che ha inserito la sospensione della patente, la quale a sua volta comporta la revoca e la successiva revisione. In altre parole, la legge pregressa non prevedeva la sospensione, ma solo l’obbligo di effettuare l’esame di guida per conseguire ex novo il documento. La 35enne s’è affidata all’avvocato Massimo Macor, al fine di impugnare il provvedimento prefettizio davanti al giudice di pace. Il ricorso è stato rigettato. Il legale ha osservato: «Il giudice ha ritenuto che la contravvenzione è permanente, applicando la normativa vigente con valore retroattivo. Ho infatti eccepito che la mancata presentazione all’esame, in base alla legislazione dell’epoca, non comportava la sospensione della patente, che è presupposto della revoca, come accade oggi». Il legale ha aggiunto: «Ho fatto presente la buonafede della mia assistita, che nel 2013 aveva rinnovato e ottenuto il nuovo documento di guida. Il giudice ha spiegato che il semplice rinnovo della patente non può essere inteso come un atto con cui la Pubblica amministrazione legittima la guida. Il rinnovo della patente è inescusabile, trattandosi solo di una verifica dei requisiti fisici. Rinnovo avvenuto per mancato inserimento del provvedimento prefettizio del 2009 nella banca dati informatica della Polizia».

L’avvocato Macor ha concluso: «La mia cliente non potrà guidare per tre anni, con conseguenti problemi, e danni, in ordine in particolare agli spostamenti legati agli impegni lavorativi. Intendiamo impugnare la sentenza del giudice di pace che riteniamo ingiusta».—



Pubblicato su Il Messaggero Veneto