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Uccide un’anziana in casa, ex venditore di aspirapolveri condannato a 26 anni: «L’ha colpita con il battipanni e le ha tolto le fedi»

Definitiva la condanna a 26 anni di reclusione. Le motivazioni della Cassazione: «Ha agito per denaro»

L’orario del delitto, l’arma utilizzata per uccidere Nerina Zennaro Molinari, gli oggetti della vittima rinvenuti a casa dell’assassino. Sono state pubblicate le motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del pordenonese Tiziano Castellani confermandone la condanna a 26 anni e smontando gli 11 motivi indicati nel reclamo presentato dall’avvocato difensore Maurizio Paniz.

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Per la Prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Adriano Iasillo, relatore Francesco Aliffi, nel gennaio 2016 l’ex rappresentante di aspirapolveri ed elettrodomestici uccise l’87enne a colpi di battitappeto, tentando poi di far saltare in aria l’abitazione dell’anziana riempiendola di gas, «in risposta ad un rifiuto opposto ad una richiesta di denaro o di altre utilità – si legge nelle motivazioni – decidendo solo dopo l’omicidio di impossessarsi di alcuni oggetti non più trovati nell’appartamento della vittima».

Per la Cassazione, che l’omicida abbia perseguito – nel compiere il suo delitto – finalità di tipo economico è confermato «indiscutibilmente dalla accertata sottrazione delle fedi della vittima, di una carta bancomat e di una somma di denaro, lasciata a Zennaro dalla figlia prima della partenza per un viaggio all’estero, di alcune posate di argento oltre che del libretto di preghiera in madreperla trovato nel corso della perquisizione nell’abitazione dell’imputato».

Sulla questione relativa all’ora del delitto, per la Cassazione ogni sforzo della difesa di spostare la morte di Zennaro oltre le 22 cozza con un dato indicato come «pacifico e incontroverso», ovvero che intorno alle 22 un condomino aveva sentito sul pianerottolo l’odore del gas proveniente dall’appartamento della vittima, «a quell’ora già sicuramente morta. La Cassazione non ha dubbi neppure sul fatto che l’arma utilizzata per uccidere sia stata il battitappeto. Un fatto «assodato – si legge – dalla presenza sotto il cadavere di frammenti di plastica e di un ferretto» e dal fatto che Castellani ha deliberatamente scelto di portare via dall’abitazione, oltre al denaro, alle fedi e a una carta bancomat, quell’accessorio, unitamente ad altri componenti del medesimo elettrodomestico e a frammenti ulteriori rispetto a quelli presenti nella scena del delitto».

Una condotta ritenuta «singolare», e che si spiega «solo assumendo che l’esecutore dell’omicidio temesse fortemente il rinvenimento di detti oggetti perché in qualche modo indicativi di un collegamento tra l’omicidio e la sua persona».

Pubblicato su Il Messaggero Veneto