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Riccardo investito e morto a 16 anni, la difesa dell’automobilista indagato: quella sera c’erano anche altre vetture

UDINE. C’era un’auto che non è mai stata identificata, attorno alle 22 del 1° maggio scorso, in viale delle Ferriere. Forse, erano addirittura due. Ma di nessun altro veicolo, fuorché della Smart che investì mortalmente Riccardo Franzin, strappato alla vita e ai suoi genitori, residenti con lui a Plaino, a soli 16 anni, si fa cenno nell’annotazione dei carabinieri presente nel fascicolo per omicidio stradale che la Procura ha aperto a carico del conducente, il 56enne udinese Sandro Margherit.

È proprio per fare chiarezza su qualsiasi particolare utile ai fini della «completezza» delle indagini, compresa una non meno imprescindibile «compiuta verifica delle condizioni di visibilità ravvisabili al momento del sinistro», che i difensori dell’indagato, gli avvocati Roberto e Mery Mete, hanno presentato al gip richiesta di incidente probatorio.

Hanno chiesto, cioè, che la perizia sulla dinamica del sinistro disposta dal pm Luca Olivotto come accertamento tecnico irripetibile sia eseguita in una forma tale, da assumere valore di prova utilizzabile direttamente nell’eventuale processo.

L’accertamento, che segue l’esame autoptico già effettuato sul corpo della vittima lo scorso 7 maggio dal medico legale del pm, Antonia Fanzutto, sarà eseguito venerdì 16 luglio.

In pista, uno stuolo di consulenti: quelli che nomineranno il pm, la famiglia, rappresentata dagli avvocati Elisa Sottostanti e Barbara Puschiasis, e la difesa, oltre ovviamente al perito del giudice Mariarosa Persico.

L’obiettivo dei legali di Margherit è di evidenziare eventuali «concause nella causazione del sinistro» e «corresponsabilità di altri soggetti presenti al momento dell’incidente».

Riccardo stava attraversando la strada a piedi, nel tratto - in tesi accusatoria - segnalato dalle strisce pedonali. Un teste che si trovava su un’altra auto e che ha osservato la scena paratasi davanti agli occhi, ha riferito del veicolo che procedeva sulla corsia di destra, precisando averlo visto arrestarsi.

«Ha avuto un effetto causale nella dinamica degli accadimenti o contribuito a condizionare l’andatura del pedone?», chiede ora la difesa. Le telecamere istallate nell’area, inoltre, avrebbero rivelato il passaggio di un’ulteriore auto, al momento a sua volta non identificata. —

 

Pubblicato su Il Messaggero Veneto