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Morto dopo la caduta in cortile La famiglia: «Vogliamo la verità»

I fratelli sentiti dai carabinieri. La Procura di Udine: sì all’autopsia e all’acquisizione degli atti in ospedale

La famiglia Trevisan l’aveva annunciato: andrà fino in fondo alla ricerca della verità su quanto è accaduto al loro amato Davide, morto all’età di 36 anni, all’ospedale di Udine, un giorno e mezzo dopo essere scivolato, sabato sera, nel cortile di casa e avere battuto violentemente la testa.

I fratelli dell’imprenditore agricolo di Gleris, Cesare, Cinzia, Stefania e Mara e la mamma Maria Antonietta, hanno deciso di farsi rappresentare tutti dall’avvocato Francesco Silvestri del foro di Pordenone. La Procura di Udine ha aperto d’ufficio un procedimento sulla base del “Modello 45 - atti non costituenti notizia di reato”, fascicolo nel quale vengono raccolti, appunto, gli atti che riposano nel “limbo” della non sicura definibilità, ma che prevedono una fase di accertamenti “preliminari”, eseguiti i quali il pm – in questo caso Elisa Calligaris – può decidere di avviare l’azione penale.

Accertamenti iniziati con l’acquisizione delle cartelle cliniche (da cui è emerso che la Tac era stata eseguita domenica pomeriggio), la disposizione dell’autopsia e la delega ai carabinieri di San Vito di raccogliere la versione dei fatti dei familiari della vittima, sentiti ieri pomeriggio in caserma. L’esame autoptico verrà effettuato in questi giorni e vi parteciperà l’anatomopatologo pordenonese Giovanni Del Ben, nominato dalla famiglia Trevisan come consulente di parte.

Fratello e sorelle di Davide, intanto, continuano a ricevere fiumi di messaggi di cordoglio e solidarietà, da parte di amici e parenti increduli. Com’è possibile che un uomo giovane, nel pieno delle sue forze, possa morire così? «Ma la fatalità si accetta per forza di cose – afferma l’avvocato Silvestri –. Ciò che i miei assistiti non riescono a mandare giù è la freddezza, il distacco che, a loro dire, è stato dimostrato dai medici dell’ospedale in cui il loro caro si trovava ricoverato, nelle comunicazioni con la famiglia. Oltre naturalmente al dispiacere di non avere potuto vedere Davide, in seguito alle disposizioni anti-Covid, e non essere potuti stargli vicino».

Secondo i parenti più stretti dell’imprenditore di Gleris, «i dottori hanno comunicato con loro – prosegue il legale –, ma senza dare informazioni dettagliate sulle condizioni del loro caro, né fatto desumere che fosse in pericolo di vita. La telefonata di lunedì mattina, per informare dell’avvenuto decesso, è stata un fulmine a ciel sereno. Ma che cosa è successo? Perché la Tac non è stata effettuata sabato all’atto del ricovero, visto che c’era un trauma cranico così importante da richiedere il trasferimento immediato da San Vito a Udine? Perché il paziente non è stato mai portato in terapia intensiva? Qui non c’è la volontà di prendersela con qualcuno, però che sia fatta chiarezza, lo famiglia la merita». —

Pubblicato su Il Messaggero Veneto