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Sul cancello rimangono i peluche protetti da sacchetti di plastica

Se da oggi, un po’ alla volta, palazzo Coronini Cronberg proverà a ritrovare una sorta di normalità dopo le tragiche, lunghe e difficilissime settimane seguite all’incidente del pozzo che si è portato via il piccolo Stefano Borghes, c’è un luogo del parco che forse più di altri resterà legato a queste tristi giornate estive vissute dalla città. Quello che è diventato un po’ il simbolo del lutto e della vicinanza di tante, tantissime persone al dolore della famiglia Borghes. Parliamo ovviamente del grande portone che si affaccia su viale 20 Settembre, l’ingresso principale – per quanto probabilmente non il più diretto, a differenza di quello di via Coronini – al polmone verde che circonda la villa.

Qui fin dalle prime ore seguite all’incidente, sulle inferriate scure i goriziani hanno iniziato ad appendere o appoggiare omaggi e pensieri per Stefano e per i suoi cari, tanto che il portone è presto diventato quasi un altare. Un altare che ieri si presentava ovviamente più spoglio, visto che dopo l’ultimo addio a Stefano con il funerale al campo sportivo di Straccis la maggior parte dei fiori, delle piante e dei biglietti lasciati per lui sono stati rimossi. Mentre dietro, in lontananza, ancora si vedono le transenne e i sigilli posti all’area più vicina alle corte delle scuderie e al quel suo pozzo diventato così tristemente famoso.

Sul cancello, accanto ai cartelli con scritte rosse su fondo bianco che ricordano la chiusura al pubblico del parco, sono rimasti come “aggrappati” alcuni animali di pezza portati nelle ultime due settimane. Qualcuno ha pensato bene di coprirli con sacchetti di plastica, perché non si inzuppassero troppo durante i temporali. Infilato in una busta trasparente ecco un ultimo biglietto: “Rimarrai sempre nei nostri cuori Ste”, vi si legge a lettere coloratissime -, mentre a terra resta un mazzo di fiori ormai stravolto dal maltempo e il lumino rosso che per giorni e giorni era rimasto acceso, a far luce e dare conforto anche la notte. La sua fiammella resisteva come la voglia di tutta la città di non lasciare sola la famiglia Borghes, e accompagnare Stefano nel suo ultimo viaggio. E anche ora che è spenta, ricorda le intenzioni di coloro che lì l’avevano collocate.

Amici, conoscenti, ma anche semplici cittadini rimasti colpiti e feriti dal tragico destino del tredicenne goriziano portavano soprattutto rose, bianche in particolare, e girasoli, i fiori che con il loro colore giallo e la loro vitalità forse meglio di tutti gli altri rappresentavano Stefano. —

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto