• Home
  •  > Notizie
  •  > È morto Sergio Zavoli, maestro della televisione italiana e difensore del friulano: aveva 96 anni

È morto Sergio Zavoli, maestro della televisione italiana e difensore del friulano: aveva 96 anni

Giornalista, scrittore e politico, fu presidente della Vigilanza Rai. Sotto la sua presidenza i primi programmi in marilenghe. L'intera edizione 2013 di Voci dell’inchiesta di Pordenone fu dedicata a Sergio Zavoli.

Sergio Zavoli, giornalista e maestro della televisione italiana, è morto all’età di 96 anni. Nato a Ravenna il 21 settembre 1923, ha trasformato l’informazione in tv con programmi come il Processo alla tappa — creato nel 1962 e dedicato al Giro d’Italia — e La notte della Repubblica.

Forte il legame di Zavoli con il Friuli e con la sua lingua. I primi programmi in marilenghe entrarono in Rai sotto la sua presidenza e l'intera edizione 2013 di Voci dell’inchiesta di Pordenone fu dedicata a Sergio Zavoli.

Zavoli era intervenuto anche a Gemona a tutela del friulano: al Laboratorio internazionale della comunicazione aveva sottolineato nel 2012 l'importanza di tutte le "forme autoctone che abbiano dignità culturale e storica". «Io sono per la difesa di tutte le forme autoctone che abbiano dignità culturale e storica. Nella propria memoria c'è la propria cultura e lo stimolo per la ripresa. Se non si difendono le forme autoctone si perde tutto nell'indifferenza, in una globalizzazione che diventa una finzione».

«Gemona - ha detto Zavoli - fu la cittadina più distrutta da un terremoto in Italia, eppure quella che ci mise meno tempo a risorgere rispetto ad altri luoghi come ad esempio la Sicilia dove tuttora vivono nelle roulotte e nei prefabbricati. Rispetto a certe zone del sud Italia, Gemona è una New York, un luogo del privilegio, ma un privilegio che non è stato ereditato bensì frutto del lavoro, di una disciplina, di un darsi delle regole». 

Il ritratto. Sergio Zavoli, scomparso in queste ore, era romagnolo di Ravenna, dove era nato 96 anni fa e nella parte finale della sua lunghissima vita aveva svolto un’attività politica: presidente della Rai, presidente della Commissione di vigilanza Rai, era stato anche senatore del Pd, confermando una simpatia per la sinistra riformista, che aveva manifestato sin dagli anni Sessanta nel suo rapporto con il leader socialista Pietro Nenni.  Ma il nome di Zavoli resterà per sempre legato alla sua attività giornalistica, che lo colloca tra i giganti di questa professione del Novecento. Era nato a Ravenna ma cresciuto a Rimini, dove tra gli amici più cari c’era Federico Fellini, tre anni più grande di lui e proprio nella cittadina romagnola Zavoli aveva fatto i primi esperimenti “professionali” con un originale «giornale parlato», un rudimentale notiziario trasmesso al megafono, messo in piedi assieme agli amici subito dopo la guerra.

Nel 1948 Vittorio Veltroni (il padre di Walter) lo aveva chiamato alla Rai e qui dopo una carrellata di servizi radiofonici diventati poi proverbiali, è trascinato in televisione da Enzo Biagi. Sono i tempi del Processo alla tappa, trasmissione nella quale per commentare il Giro d’Italia riuscì a coinvolgere intellettuali come Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia. Molto innovativo, anche nella tecnica,  Nascita di una dittatura, durante la quale furono intervistati con la stessa oggettività ex gerarchi fascisti e antifascisti perseguitati da Mussolini.  Nel 1976 direttore del Gr1, indicato dai socialisti (di qui la sua autodefinizione di “Socialista di Dio”), presidente della Rai dal 1980. Protagonista di diversi, ascoltatissimi interventi in Senato, negli ultimi anni Zavoli si era ritirato nella sua villa di Monte Porzio Catone, dove nel 2012 subì un terribile pestaggio, che aveva indebolito ma non spento la fibra robusta.

Pubblicato su Il Messaggero Veneto