• Home
  •  > Notizie
  •  > Omicidio Tulissi, Calligaris accusa il carabiniere di mentire ma il gip scagiona il militare

Omicidio Tulissi, Calligaris accusa il carabiniere di mentire ma il gip scagiona il militare

Il responsabile della squadra rilievi era stato denunciato per falso dall’indagato. In un’annotazione del 2016 parlò di profumo di bucato sul luogo del delitto

UDINE. Lo avevano trascinato in tribunale accusandolo di falsità ideologica in atti pubblici, tra le ipotesi più infamanti per un pubblico ufficiale. Tanto più, se indirizzata proprio a uno dei carabinieri che, con il suo lavoro, ha contribuito a risolvere il giallo sull’omicidio di Tatiana Tulissi: il luogotenente Mauro Birolo, 55 anni, allora - era l’11 novembre 2008 - e tutt’ora responsabile della squadra rilievi tecnici del comando provinciale di Udine.

I fatti e le testimonianze raccolte in indagini hanno dimostrato che si trattava di un attacco infondato e a certificarlo, dopo che il pm aveva già chiesto l’archiviazione, è stato il giudice chiamato a valutare l’opposizione con cui Paolo Calligaris, l’imprenditore friulano condannato per quel delitto a 16 anni in abbreviato (e che attende la fissazione dell’udienza d’appello), e il suo difensore, avvocato Alessandro Gamberini, avevano chiesto che nei suoi confronti fosse disposta l’imputazione coatta.

OMICIDIO TULISSI, LA VICENDA

La difesa di Calligaris in 13 punti

La mamma di Tatiana: "Ora sappiamo chi è stato"

La vicenda si è chiusa in questi giorni, con il deposito dell’ordinanza di archiviazione a firma del gip del tribunale di Udine, Emanuele Lazzàro. A mettere nei guai Birolo era stata l’annotazione redatta il 17 marzo 2016, in occasione della riapertura delle indagini a carico di Calligaris (dopo che la prima inchiesta si era chiusa nel 2011 con l’archiviazione), per puntualizzare alcuni aspetti del verbale di sopralluogo eseguito subito dopo il ritrovamento del cadavere nella villa di Manzano in cui la coppia viveva.

Il passaggio che aveva scatenato la reazione dell’imprenditore era quello in cui l’ufficiale aveva precisato che i panni stesi trovati in casa «emanavano un gradevole profumo di bucato ben percepibile in tutta la zona adiacente». Particolare che la Procura aveva poi utilizzato insieme a quello della stufa accesa, per provare che tra il ritorno in villa di Tatiana e il suo omicidio era trascorso il tempo necessario a dedicarsi a quelle faccende.

Omicidio Tulissi, perché Calligaris è stato condannato: bugie, telefonate e prove distrutte

A dire dell’avvoocato Gamberini, la «percezione olfattiva» dell’inquirente sarebbe stata frutto di una «ricostruzione a posteriori falsa», in quanto assente dal verbale di accertamenti urgenti compilato subito dopo il sopralluogo. E quindi fuorviante dell’idea sostenuta dalla difesa che la donna potesse essere stata invece aggredita da un rapinatore non appena rincasata.

Ossia, diversi minuti prima del ritorno in villa del convivente. Tesi che l’avvocato Piergiorgio Bertoli, che nel procedimento assisteva il carabiniere, ha sempre fortemente respinto e che lo stesso pm Andrea Gondolo aveva a sua volta escluso, osservando tra l’altro come le «descrizioni degli odori fossero riferibili ad ambiti spaziali differenti: le immediate vicinanze del cadavere e la stanza adiacente (dov’era steso il bucato, ndr)».

A nulla sono valsi gli argomenti portati al gip dalla difesa di Calligaris: dal fatto che le stanze non fossero due, ma un solo ambiente diviso da una cornice, alle dichiarazioni di altri carabinieri e di un’infermiera che ne avrebbero smentito il ricordo olfattivo. Posto che della circostanza il gup che ha giudicato Calligaris colpevole non ha tenuto alcun conto, il gip ha infatti ritenuto «del tutto logica» la spiegazione fornita da Birolo, riconoscendo come «l’odore di bucato in una stanza non sia certo una situazione anomala, tale da destare l’attenzione degli inquirenti nell’immediatezza di un omicidio». Altre, insomma, le priorità da verificare, compresi gli «odori riconducibili all’omicidio (polvere da sparo, per esempio) e al cadavere», che «pacificamente» si trovava in una stanza diversa da quella degli stendini.

Pubblicato su Il Messaggero Veneto