• Home
  •  > Notizie
  •  > Pensionata uccisa Confermati i 26 anni a Tiziano Castellani

Pensionata uccisa Confermati i 26 anni a Tiziano Castellani

Palazzina esplosa a Trieste, s’era pensato a una fuga di gas La vittima invece era stata assassinata prima dell’incendio

Confermata la pena inflitta in primo grado: 26 anni di reclusione di cui 22 per omicidio volontario e 4 per tentata esplosione. È il verdetto del processo d’appello per Tiziano Castellani, l’ex rappresentante di aspirapolveri a processo con l’accusa di aver ucciso, colpendola con un battitappeto, la 86enne Nerina Zennaro Molinari nell’abitazione dell’anziana in via Puccini e di aver cercato di far esplodere col gas l’edificio per cancellare le eventuali prove. L’omicidio risale al 21 gennaio 2016.

La sentenza è stata pronunciata ieri alle 20.03 dal presidente della Corte d’Assise Igor Maria Rifiorati dopo una camera di consiglio di ben nove ore ore. La Procura generale era rappresentata da Carlo Sciavicco che aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. Nato a Pordenone, residente per un periodo a Udine e infine trasferitosi a Trieste, Castellani è attualmente in carcere al Coroneo. L’anziana era stata trovata morta dalla badante la mattina del 22 gennaio. Sembrava un decesso causato dalla fuga di gas, ma poi le indagini della squadra mobile coordinate dal pm Cristina Bacer avevano escluso l’incidente. Nel frattempo si era scoperto che alcuni oggetti erano stati sottratti dall’abitazione. I sospetti erano confluiti su Castellani, che la vittima conosceva da quando lui faceva il rappresentante.

La giuria si è ritirata in camera di consiglio alle 11 dopo un’udienza durata poco più di un’ora e dedicata alla replica conclusiva dell’avvocato difensore Maurizio Paniz. Il legale è partito dall’inquadramento cronologico del delitto, toccando poi la questione degli oggetti dell’anziana trovati nella casa dell’imputato che secondo il legale finirebbero per non dimostrare affatto la presenza di Castellani sul luogo del delitto proprio quel 21 gennaio vista la mancanza di sue tracce. «Secondo le memorie del pm il telefono di Castellani è spento dalle 18.14 alle 19.37 – ha premesso –. Ammesso e non concesso che sia stato nell’appartamento della vittima, certamente nel momento in cui lo riaccende si sente tranquillo e ha completato le proprie, chiamiamole così, attività interne. Tra queste c’è il prelievo dei vari beni. La parte civile dice: chi ha detto che ha rubato tutto in una volta? La risposta è nelle memorie del pm che cita più volte l’elenco completo di ciò che sarebbe stato sottratto il 21 gennaio: dal mazzo di chiavi al bancomat, dal libricino di preghiere all’anello con pietre verdi, dai 200 euro alle due fedi». «Procuratore generale e parte civile – ha continuato Paniz – pur affermando che Castellani è l’assassino non hanno mai precisato quando Nerina Zennaro sarebbe stata da lui uccisa. Il pm aveva sostenuto che l’assassino è un maschio e lo confermerebbero gli esiti delle due perizie che individuano Dna maschile sotto le unghie di Nerina Zennaro e creste papillari maschili. Seppure non siano state identificate, per l’accusa le une e le altre non possono che essere di Castellani». La prima obiezione: «Se ci sono – ha osservato il difensore – vuol dire che l’assassino non aveva protezioni alle mani. Poi, però, per prelevare quella serie di oggetti deve aver toccato le ante degli armadi, i comodini e così via. Eppure su nessuno di questi ci sono tracce attribuibili a Castellani». La seconda obiezione è sulle forchette messe al posto dei pomelli per accentuare la fuoriuscita del gas: «Come mai sui manici delle forchette sono state trovate creste papillari appartenenti a persone ignote?». Terza obiezione: «Come mai sul supporto del tubo della stufa, secondo lo stesso perito del pm, è stato trovato un Dna che non appartiene a Castellani?».

«L’accusa dice che l’assassino ha agito nel tardo pomeriggio o nella sera – ha aggiunto Paniz –, ma le due impostazioni sono nettamente diverse. Se si fa riferimento al tardo pomeriggio non si confanno a questa ricostruzione gli esiti del processo digestivo (rilevati nell’autopsia ndr), le prove sul gas, i tempi del taglio del tubo. E se spostiamo alla sera omicidio e taglio allora abbiamo la certezza che Castellani non può essere l’autore del fatto, posto che sicuramente era già uscito alle 19.45, forse prima». «La vittima era vestita da casa e ciò presuppone un rapporto di confidenza con la persona che si è trovata vicino – ha concluso –. Nessuno ha visto Castellani là, non sono state trovate sue tracce e impronte. Le prove scientifiche e logiche lo assolvono».

L’avvocato di parte civile Paolo Codiglia (che tutela la figlia della vittima, Barbara Molinari) ha sostenuto la colpevolezza di Castellani, dimostrata dai riscontri delle celle telefoniche e dalle prove scientifiche secondo cui l’imputato poteva essere sul luogo del delitto. Poi gli altri elementi accusatori: dall’interrogatorio nel quale aveva reso un alibi infondato al possesso delle chiavi e di tutti gli altri oggetti della vittima. Ricordati anche il fatto che non c’era gas nei polmoni della vittima, la quale doveva essere morta prima della manomissione, colpita col battitappeto, e le condanne di Castellani per truffa ai danni di anziani. —

Pubblicato su Il Messaggero Veneto