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Addio a Luigina la “nonna parà” che si era lanciata ultraottantenne

Era vedova del reduce di El Alamein Piero Di Giusto. Aveva realizzato il suo sogno grazie alla sezione Anpdi

PORDENONE. Luigina Faion ha spiccato l’ultimo volo. Si è spenta domenica, a 84 anni, a seguito del peggioramento repentino delle condizioni di salute.

Il 23 aprile 2017 fu protagonista del lancio da tremila metri con il paracadute, desiderio esaudito grazie alla sezione di Pordenone dell’associazione nazionale dei paracadutisti d’Italia di cui era socia onoraria.

Era vedova di Piero Di Giusto, classe 1918, reduce di El Alamein, morto il 10 maggio 2013: assieme ad un gruppetto di amici tra cui Demetrio Moras fondò la sezione di Pordenone intitolata a Olivo Civran, il più giovane caduto pordenonese a El Alamein.

Raccontò con entusiasmo al Messaggero Veneto quella indimenticabile giornata. Di buon mattino Luigina Faion, assieme ai figli Massimo e Paolo e ai familiari, si era presentata al campo di volo di Belluno. Ultime istruzioni, ultimo sguardo al meteo, confronto con l’istruttore pordenonese Cristian Bonaldo e via al rito della vestizione, prima di salire a bordo del Cessna C 206 in compagnia del presidente della sezione di Pordenone Alessandro Ferrari e del vice Carmelo Lazzer. Da tremila mila metri, il lancio in tandem. Duemila metri scesi in 40 secondi di caduta libera e cinque minuti, a paracadute aperto, nel silenzio assoluto, ad ammirare il panorama.

Una sera d’inverno si trovava nella sede dell’associazione dei paracadutisti d’Italia. «Se fossi più giovane, farei un corso di paracadutismo», disse. Perché no, rilanciò Alessandro Ferrari. Luigina Faion attese la bella stagione, dopo avere espletato i dovuti accertamenti sanitari.

Originaria di Chievolis, classe 1935, un passato alla Zanussi e oltre vent’anni dipendente del Comune di Pordenone. Il marito fu tra i fondatori della sezione di Pordenone dell’Anpdi: «Hanno fatto tanto per lui. Se Piero non fosse stato parà nemmeno io avrei potuto realizzare questo sogno. Con dolore per non averlo più con me, ma anche con gioia – disse all’epoca – penso ai nostri cinquanta e oltre anni passati insieme. Era un uomo grande, buono, generoso, simpatico e di buona compagnia».

In questi anni l’associazione le è sempre stata vicina. Col marito, nei campi di lancio era di casa. Fino a quel giorno, però, si era fermata al volo “ordinario”, seduta a terra, nell’aereo, col portellone aperto. Poi la realizzazione di un sogno. Non aveva mai nascosto di essere spericolata: «Salgo sulla magnolia sino a cinque metri di altezza per potarla», diceva sorridendo.

Domenica il repentino epilogo. I funerali di Luigina Faion saranno celebrati domani alle 15.30 nella chiesa di San Giovanni Bosco, dove oggi verrà recitato un rosario di suffragio alle 19.15.

 

Pubblicato su Il Messaggero Veneto