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Quando la Carnia si ribellò per la cancellazione del Crostis

Una delle frazioni più discusse in 102 edizioni. Sul Kaiser il duello Contador-Nibali 

Lo schiaffo del Giro d’Italia al Monte Crostis, alla Carnia, alla passione e al lavoro degli organizzatori friulani è una delle pagine più controverse dell’ultracentenaria corsa rosa. Proprio oggi la carovana sarebbe dovuta entrare in Friuli per tre giorni da fuochi d’artificio, due tappe interessanti intervallate da un giorno di riposo. Un po’ come accadde nove anni fa in un Giro che passerà alla storia per la corsa alla maglia rosa dominata da un Ufo, Alberto Contador, che sulla strada staccò tutti i rivali, fin dalla prima salita sull’Etna, ma che poi fu squalificato a posteriori per la nota questione del clenbuterolo e delle accuse di doping. Nove anni fa la Spilimbergo-Grossglockner aprì le danze e l’arrivo all’ombra del ghiacciaio austriaco confermò la superiorità dello scalatore spagnolo che lasciò il successo parziale a Rujano. Era il 20 maggio del 2011. Il giorno dopo il Giro era atteso alla tappa-verità, una frazione impossibile con l’inedita e impegnativa salita del Monte Crostis e la spettacolare Panoramica delle Vette a far da aperitivo allo Zoncolan. Cose mai viste nella corsa rosa, una “tenaglia” che minacciava di stravolgere il Giro.

All’inizio della corsa rosa, durante la terza tappa, in corsa nella discesa del Passo del Bocco, era però morto per una assurda caduta il corridore belga Wouther Weylandt. Una tragedia immane.

Da quel giorno la tappa del Crostis, con la Panoramica delle vette troppo esposta al dirupo e la discesa impegnativa, cominciò a vacillare. Enzo Cainero e decine di volontari, tecnici dei comuni e ditte specializzate misero in piedi un piano senza precedenti per garantire la massima sicurezza ai girini. Un piano che convinse appieno i vertici del Giro d’Italia.

Poi però, proprio alla vigilia della tappa, poche ore dopo la fine della frazione del Grossglockner, su spinta dei direttori sportivi e con l’avvallo dell’Unione ciclistica internazionale, la giuria decise di cancellare dalla planimetria, Panoramica e discesa del Crostis. La motivazione? Non la mancata sicurezza del tracciato (in quei 25 km dal gpm a Ravascletto c’erano più reti e materassi che in tutto il percorso del Giro), ma perché, per regolamento, i corridori possono non essere seguiti dalle ammiraglie per al massimo 20 km e sulla Panoramica le ammiraglie non potevano passare. Insomma, una beffa per organizzatori e tifosi. Risultato? Tappa accorciata la sera della vigilia, carnici “accontentati” con il passaggio a Tualis alle pendici del monte, dove, per paura di azioni eclatanti da parte della folla al passaggio di Contador e rivali fu chiamata anche la polizia, tanto malumore e tutto rimandato allo Zoncolan.

La maglia rosa Contador e il suo discusso direttore sportivo Bjarne Rijs furono accusati di aver sabotato il Crostis. Il Pistolero, ora commentatore su Eurosport, ha sempre negato. Di quella tappa, nel finale funestata dal maltempo, restano: la vittoria del basco Igor Anton, il duello ad alto contenuto di classe tra Contador e Nibali sul Kasier, e la tenacia di Michele Scarponi che su quella montagna si difese alla grande. Vinse qualche mese dopo quel Giro a tavolino. Il grande Scarponi, che non c’è più, non se n’era mai vantato. —

A.S.

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto