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Bambino di 20 mesi muore nel suo lettino L’inchiesta della Procura ordina l’autopsia

Probabile decesso per soffocamento mentre stava dormendo. I genitori volevano battezzarlo nella chiesa di San Rocco

È morto soffocato. Nel sonno. Forse per un rigurgito. Aveva solo 20 mesi il bambino deceduto nel lettino della sua cameretta per il quale, purtroppo, non c’è stato nulla da fare. Quando la mamma, e chi era con lei, si è accorta di ciò che era accaduto, ormai era troppo tardi: non c’è stato nemmeno spazio per una corsa disperata all’ospedale con l’ambulanza. Il piccolo era già morto. I fatti risalgono a mercoledì pomeriggio, ma la notizia della tragedia che si è abbattuta su una famiglia residente in Borgo San Rocco si è diffusa soltanto ieri mattina. Secondo i primi riscontri, sarebbero da escludere eventuali responsabilità di terzi, ma la Procura della Repubblica di Gorizia ha in ogni caso aperto un fascicolo e disposto per lunedì l’autopsia sul corpo del bambino.

Da quanto è stato possibile ricostruire, al momento del decesso, il bambino – figlio di una coppia di stranieri con regolare permesso di soggiorno – non era a casa da solo. Nell’appartamento in quel momento si trovavano la mamma, il fratello maggiore e una mediatrice culturale. Il piccolo riposava tranquillamente nel suo lettino mentre le due donne, con ogni probabilità, si stavano occupando del fratello più grande. Quando però la mamma è andata a vedere come stava il più piccolo dei due figli, si è trovata di fronte all’ineluttabile: allo spettro che spaventa tutti i genitori di bambini piccoli. Notando che il figlio non respirava più ha subito chiamato aiuto e insieme alla mediatrice culturale ha tentato di rianimarlo praticando le manovre base di salvataggio. Nel frattempo è stato allertato il Nue 112 e il Numero unico dell’emergenza ha inviato un’ambulanza in via Faiti. Al loro arrivo, i sanitari del Sores hanno solo potuto constatare il decesso del bambino e chiedere, a loro volta, l’intervento dei carabinieri della Compagnia di Gorizia per le formalità di rito.

Il bambino avrebbe compiuto due anni a giugno e, come conferma don Ruggero Dipiazza, era figlio di una coppia che aveva già preso contatti con la parrocchia di San Rocco per organizzare il battesimo di entrambi i figli.

Chi conosce la famiglia, la descrive come una famiglia integrata. Anche se in passato aveva avuto bisogno di aiuto e sostegno, ora aveva trovato un equilibrio e camminava sulla proprie gambe. Mentre la madre, dopo la maternità, ha deciso di dedicarsi alla casa e ai due figli, il padre lavora regolarmente alla Fincantieri di Monfalcone come operaio.

Il decesso ha scosso tanto il gruppo familiare, quanto le persone che conoscono la coppia e il bambino. In via dei Faiti però ieri, in generale, c’era poca voglia di parlare. Chi sapeva della disgrazia si è limitato a confermare la presenza dei mezzi di soccorso di fronte al portone, chi non ne era a conoscenza è rimasto senza parole. All’Emporio della Solidarietà della Caritas diocesana si sono limitati a ricordare che qualche volta la coppia era stata a fare la spesa nel negozio, ma non hanno aggiunto altri dettagli. «Non è stato bello venire a sapere quanto è successo», si è lasciata scappare una persona ferma fuori dal palazzo dove la famiglia vive, aggiungendo poi: «Queste sono tragedie che lasciano un segno profondo in chi le subisce: è molto difficile lasciarsele alle spalle. Credo che chiunque abbia un figlio possa immaginare quale sofferenza stiano sopportando i genitori del bambino. Possiamo solo cercare di essere vicini a loro». –

Pubblicato su Il Messaggero Veneto