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L’abbraccio a don Riccardo «Una vita spesa per i fedeli»

Centinaia di persone presenti ai funerali del parroco di Feletto morto a 76 anni L’arcivescovo Mazzocato: voleva che le porte della chiesa fossero sempre aperte

Le porte della chiesa di Feletto sono state spalancate: faticavano a contenere l’abbraccio tanto potente della gente. Era la stretta di centinaia di persone di ogni età unite da un ricordo, un incontro, un consiglio, legate da sincera riconoscenza nei confronti del loro parroco, «guida paziente, presenza discreta e autorevole, capace di parole essenziali e incisive». La comunità di Feletto Umberto ha salutato tra le lacrime don Riccardo Leschiutta, storico parroco della frazione mancato mercoledì a 76 anni. Ed è stato l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato a celebrare il funerale nella chiesa di Sant’Antonio Abate, per 43 anni la “casa” di don Riccardo. «Questo abbraccio non è un addio senza speranze, è un arrivederci pieno di fede – ha esordito l’arcivescovo – è un modo per accompagnare don Riccardo tra le braccia di Dio Padre, il porto verso il quale lui era teso». Il monsignor ha ricordato gli ultimi mesi di vita del sacerdote, malato da tempo. «Aveva capito che la medicina umana aveva esaurito le sue risorse per combattere il male – ha aggiunto richiamando poi il Vangelo di Luca –. L’ultimo respiro di Gesù in croce è stato una preghiera dove c’era tutta la sua vita, così è successo a don Riccardo. È morto come Gesù, consegnando senza resistenze la sua anima nelle mani del Padre». È stato sottolineato il legame profondo tra don Riccardo e la comunità. «Ha voluto concludere il suo pellegrinaggio terreno tra le mura di casa, qui, nella sua chiesa – ha affermato l’arcivescovo –: era il desiderio del buon pastore che non vuole abbandonare fino alla fine il suo gregge e noi lo abbiamo esaudito». E la catena di solidarietà e amore che si è creata attorno a lui, fatta di amici disponibili ad aiutarlo nel periodo della malattia, «gli ha permesso di morire come un padre in mezzo ai suoi figli». Il parroco non voleva essere elogiato e il monsignor ha rispettato le sue richieste: «Era un uomo sobrio, ha dimostrato una grande onestà di coscienza, nello stile della sua famiglia e della gente della Carnia – ha riferito –. Ma è vero, non servono altre parole: ognuno di noi ha vivi nella memoria e nel cuore gli incontri con lui, ricordi di commossa riconoscenza». La preghiera “Ascoltaci Signore” è diventata un ritratto affettuoso e onesto del parroco: «Voleva che le porte della chiesa fossero sempre aperte, in modo che chiunque si sentisse sempre a casa, era capace di una carità concreta e intelligente verso tutti, metteva rigore e originalità nella liturgia, curava ogni canto perché tutti venissero coinvolti e perché la partecipazione del popolo fosse vera e sentita». Il sindaco Moreno Lirutti, anche a nome dei colleghi di Pontebba e Arta Terme, è intervenuto al termine della messa. «Era un maestro più nei fatti che nei discorsi – ha detto –. Don Riccardo ha cresciuto generazioni che faranno ricca questa comunità di speranza e impegno». —

Pubblicato su Il Messaggero Veneto