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Haber ricorda Bucci: «Un attore geniale al di fuori dei canoni»

L’artista a Udine per “Morte di un commesso viaggiatore” «Con Arthur Miller racconto la tragedia di un uomo ridicolo»

MARIO BRANDOLIN

Arriva al Teatro Nuovo Giovanni da Udine da domani, venerdì 21 a domenica 2, il testo più famoso e rappresentato di Arthur Miller, Morte di un commesso viaggiatore, che nel 1949 valse al suo autore, uno dei più grandi drammaturghi del secolo scorso, il Pulitzer. Lo spettacolo che vedremo a Udine e poi a Monfalcone (i prossimi 25 e il 26) è diretto da Leo Muscato, ed ha come protagonista Alessandro Haber (sabato alle 17.30 la compagnia incontrerà il pubblico).

«Un personaggio – racconta Haber – che da sempre sapevo che avrei incontrato, tanto che non ho visto nessuna delle molte edizioni che nel dopoguerra si sono succedute in Italia. Con Willy Loman volevo scrivere qualcosa che nessuno aveva mai scritto. Willy Loman sono io, nel senso che da sempre quando affronto un personaggio che mi piace finisco col viverlo: io non recito, vivo sulla scena, sento gli umori, le responsabilità, la psiche del personaggio».

Che cosa l’ha affascinato di Willy Loman?

«Io prima di tutto adoro i perdenti, quelli che non ce la fanno, soprattutto anche per causa loro, come Willy, che ha giocato tutta la sua esistenza in funzione di un sogno, un sogno dai piedi d’argilla. Ha inseguito le apparenze, uno stile di vita e non la vita - non importa “se sai fare una cosa, l’importante è come ti presenti”, il suo refrain. Da qui bugie, fraintendimenti fino a rovinare i rapporti con i figli, con la moglie. Ma anche la consapevolezza del proprio fallimento che vede rispecchiato in quello dei suoi figli. In fondo quella di Willy è la tragedia di un uomo ridicolo».

Tutto questo come si traduce nello spettacolo?

«Grazie a una regia potentissima di Leo Muscato, lo spettacolo si fonda su di una compattezza interpretativa di tutti gli attori: una compagnia tutta all’altezza del testo. Una coralità di umanità inquadrata in una scenografia che da realistica, un appartamento anni ’40/50, finisce con lo sgretolarsi alludendo così proprio al vissuto di Willy e dei suoi. Il tutto evidenziato da un gioco molto efficace di luci che sottolineano i diversi piani del racconto, tra il presente della realtà e i sogni e i flashback sul passato».

Quanto c’è di contemporaneo nel Commesso viaggiatore?

«Moltissimo, come tutti i grandi testi non ha tempo, è universale, appartiene all’umanità, anche al quotidiano di noi tutti. Ad esempio, chi è che nella vita non sogna, non vorrebbe arrivare a qualcosa di grande? E poi c’è la rappresentazione di come da questi sogni, proprio in una società che questi sogni li alimenta, come quella americana ma ormai non solo, spesso si finisca col rimanerne schiacciati, distrutti. Ieri come oggi».

Chi sono i commessi viaggiatori di oggi?

«Penso ai migranti, ad esempio, che fuggono da paesi in cui oltre alla fame e alla disperazione delle guerre, sanno di non poter coltivare sogni. Sogni che cercano altrove. Ma penso anche a tutti quelli che sedotti dalle sirene della modernità, finiscono col rinunciare quando non a perdere se stessi non essendo in grado di sostenere delusioni e fallimenti».

Un personaggio che ancora non haifatto?

«Per il momento mi godo questo Willy Loman e poi a 73 anni ho contezza che un giorno ci sei e il giorno dopo forse no».

E il pensiero commosso va Flavio Bucci, morto due giorni fa. «Un amico del cuore un uomo fantastico e un attore grandissimo, geniale, unico, irripetibile, al di fuori dai canoni, non assimilato. Ci sono gli attori e poi ci sono gli artisti: lui era un Artista». —

Pubblicato su Il Messaggero Veneto