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Cade dalla bici nel fosso e muore di freddo

Flavio Favaretto, 52 anni, è rimasto per tutta la notte in venti centimetri d’acqua. Il corpo è stato trovato da una passante

CHIONS. È morto di freddo martedì notte, dopo essere rimasto per ore supino in venti centimetri d’acqua gelida, nel fossato erboso che costeggia via Marconi a Villotta di Chions. Il volto di Flavio Favaretto, 52 anni, di Pravisdomini, affiorava dall’acqua; riusciva pertanto a respirare. Sul ciglio della strada c’era la sua mountain bike, distesa sull’erba. . È stata una passante a trovare il corpo ieri mattina, poco dopo le 9 e a lanciare l’allarme alla polizia locale. Sul posto, allertati dal 112, sono accorsi ambulanza e elicottero del 118, i vigili del fuoco di San Vito al Tagliamento e i carabinieri della stazione di Azzano Decimo. Ma per Flavio non c’era ormai più nulla da fare. I pompieri hanno aiutato l’équipe medica a recuperare il corpo.

Il medico legale Lucio Bomben al quale il pm Federico Facchin ha affidato per scrupolo l’ispezione esterna della salma, onde escludere che a causare la caduta dalla bicicletta fosse stato l’urto di un veicolo, ha fatto risalire il decesso a martedì notte. La causa della morte è stata individuata dall’anatomopatologo nell’assideramento. Non sarà pertanto necessaria l’autopsia.

Alla luce dell’esame esterno, gli inquirenti hanno pertanto ipotizzato che Favaretto sia caduto da solo mentre pedalava in bicicletta verso casa da Villotta a Pravisdomini, ruzzolando poi nel fossato senza riuscire più a rialzarsi. È rimasto lì per tutta la notte senza che nessuno si accorgesse di lui. Si muore assiderati in circa tre o quattro ore, a seconda della temperatura di aria o acqua più o meno rigida. Già altre volte era caduto in bicicletta da solo.

Una famiglia già colpita da una tragedia, quella di Flavio Favaretto. Suo fratello minore, Diego, più di dieci anni fa aveva accidentalmente travolto e ucciso con un mezzo agricolo il figlio, che aveva cinque anni. Ieri il destino ha bussato nuovamente alla porta, ancora una volta in modo drammatico.

L’uomo viveva da solo in una vecchia casa colonica: era molto conosciuto in paese. Aveva lavorato per anni come piastrellista, operando nei cantieri per conto di diverse imprese della zona. Circa sette anni fa, a causa della crisi economica, aveva dovuto fare i conti con difficoltà professionali, che lo avevano costretto a interrompere il lavoro che faceva da sempre. Non si era dato per vinto, tuttavia, ed era riuscito ad andare avanti grazie ad alcuni lavori saltuari.

Nonostante fosse senza un’occupazione fissa da diversi anni, infatti, non si era mai rivolto al Comune per chiedere un sostegno economico o altre forme di supporto. La comunità di Chions, appresa la notizia, è rimasta attonita. Poca la voglia di parlare dell’accaduto in paese. Una comunità che ha scelto il silenzio, stringendosi al fratello di Flavio, che come detto è già stato pesantemente messo alla prova dall’asprezza della vita. —

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto