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Paolo Calligaris si dichiara innocente e all’uscita provoca mostrando due dita

La difesa: «Abbiamo smontato punto per punto l’ipotesi accusatoria in maniera concludente e definitiva»



C’era anche lui, ieri, alla prima delle due udienze del processo con rito abbreviato sull’omicidio di Tatiana Tulissi riservate alla Per la prima volta da quando il procedimento è approdato davanti al giudice dell’udienza preliminare, lo scorso 26 febbraio, Paolo Calligaris, l’imprenditore di 49 anni accusato di avere ucciso la compagna 36enne con tre colpi di pistola, la sera dell’11 novembre 2008, nella villa di Manzano in cui abitavano, ha messo piede in tribunale. È arrivato attorno alle 9 accompagnato dalla seconda moglie, con cui risiede a Cividale, si è seduto in aula accanto ai suoi tre legali, ha seguito senza pause le oltre cinque ore di arringa dell’avvocato Rino Battocletti, e quando se n’è andato, poco dopo le 15, senza avere mai rivolto sguardi e cenni di saluto ai familiari della vittima, ha schivato i giornalisti e fotografi che lo attendevano nell’atrio, limitandosi a mostrare con la mano destra un segno che assomiglia a quello della vittoria – ma che potrebbe anche rappresentare un insulto verso l’interlocutore –, sfoderando a metà scalinata un sorriso smagliante.

«Abbiamo smontato punto per punto l’ipotesi accusatoria in maniera concludente e definitiva, dimostrando l’innocenza del nostro assistito al di là di ogni ragionevole dubbio», afferma l’avvocato Battocletti ai microfoni. E forse è stata proprio la rinnovata fiducia in un esito positivo del processo a suggerire a Calligaris una reazione tanto giuliva. «No comment», risponde qualche manciata di minuti dopo, quando lo avviciniamo alla ricerca dell’ “interpretazione autentica” di quella “V”. Intanto, a spiegare il significato della sua presenza all’udienza numero 6, sono i difensori. «È qui a dimostrazione del fatto che affronta il processo e non si difende dal processo», dicono. Per le udienze precedenti si era accontentato dei racconti de relato: alla prima del rito abbreviato, il pm Marco Panzeri aveva chiesto la sua condanna a 16 anni di reclusione, e a quella successiva, l’avvocato di parte civile Laura Luzzatto Guerrini aveva insistito sulla sua colpevolezza e preteso il risarcimento dei danni per la famiglia di Tati. E cioè per la madre Meri Conchione e i fratelli Marzia e Marco Tulissi, che non hanno saltato un solo appuntamento al palazzo di giustizia.

Tanti, secondo la difesa, «i dati non veri» e le «forzature» adoperati dalla pubblica accusa per condire la requisitoria-fiume del 18 giugno scorso. L’avvocato Battocletti ha cercato di smontarli uno per uno, soffermandosi in particolare sulla testimonianza dell’anziana vicina, considerata dalla Procura la “teste chiave” dell’inchiesta per fissare alle 18. 31 l’esplosione dei colpi che uccisero Tatiana. «In realtà, la ricostruzione dei tempi che emerge dalle dichiarazioni rese da Regina Genuzio nei giorni immediatamente successivi al fatto – ha argomentato – colloca gli spari dopo la prima telefonata al 118, che Calligaris fece alle 18. 32. La teste, quindi, va ritenuta del tutto inattendibile». Quando l’imprenditore arrivò a casa, direttamente dalla sua azienda, la Ca’Tullio di Aquileia, secondo la difesa la compagna era già morta. E le macchie di sangue trovate su uno degli pneumatici della sua jeep lo dimostrerebbero. «Erano state assorbite per l’azione meccanica di rotolamento su gocce già esistenti – ha detto l’avvocato Battocletti – e non per effetto dello schizzo causato dalla perforazione della pelle della mano da parte del proiettile».

A dispetto delle porte rigorosamente chiuse dell’aula, l’audio delle telefonate che Calligaris fece al 118 si è sentito forte e chiaro anche ieri. La difesa l’ha fatto ascoltare, per evidenziare le «differenze di toni e contenuti» con la chiamata che Alberto Stasi fece nel 2007 per segnalare la morte della fidanzata Chiara Poggi (per la quale è stato condannato a 16 anni). Non un riferimento a caso, quello con il delitto di Garlasco. «Il pm di Udine lo ha preso come pietra di confronto con il nostro, ma il parallelo non regge – ha detto Battocletti –, a cominciare proprio dalla telefonata, che Stasi fece dalla caserma, dopo essersi allontanato dalla casa della compagna morta, e Calligaris mentre cercava di animare Tatiana, parlando con voce agitata». La difesa ha anche respinto l’ipotesi che l’imputato abbia spostato la vittima prendendola in braccio. «Addosso a lui è stata trovata una sola particella di polvere da sparo, mentre Tatiana ne aveva più di cento». E a risultare negativa era stata anche la prova dello stub. Calligaris, insomma, non avrebbe mentito, come invece aveva ripetuto il pm, indicando il movente nella volontà dell’uomo di liberarsi di lei, semplicemente perché, sul piano affettivo, non gli serviva più. La parola passerà martedì prossimo agli avvocati Alessandro Gamberini e Cristina Salon. Quel giorno, il gup Andrea Odoardo Comez comunicherà il calendario definitivo del processo, indicando nell’udienza del 23 luglio, fissata per le repliche, o in quella successiva del 30, la data della sentenza. –

Pubblicato su Il Messaggero Veneto