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Lutto nel mondo della scuola: addio al professor Bevilacqua

Dopo una lunga malattia è morto a 60 anni, circondato dall’amore della famiglia. Aveva insegnato anche al Copernico e al Marinelli di Udine. Martedì 25 giugno il funerale

UDINE. Ha lavorato fino all’ultimo giorno in cui le forze gli hanno permesso di presentarsi a scuola, sedersi in cattedra e tenere lezione. Perché lui era così, tenacemente fiducioso e sorprendentemente positivo. Amava la musica ed era appassionato di bicicletta, ma anche di tennis e pallacanestro. Il male contro cui lottava da tempo, però, ha avuto la meglio.

E venerdì se l’è portato via. Fabrizio Bevilacqua, professore di Scienze alle scuole superiori, è morto nella sua casa di Udine, all’età di 60 anni, circondato dall’amore della moglie Adriana e dei figli Tommaso e Lucia.


La notizia della sua scomparsa ha fatto in breve il giro della città, destando vasto cordoglio tra colleghi e studenti.

A cominciare da quelli del liceo scientifico “Copernico”, dove da due anni si era trasferito, già malato, ma non per questo meno entusiasta e impegnato, dopo avere insegnato all’istituto geometri “Marinoni” e al liceo scientifico “Marinelli”. L’ultima campanella, per lui, aveva suonato in aprile.


Si era laureato in Agraria a Padova e il suo percorso di insegnante lo aveva intrapreso dopo aver svolto altre professioni. Aveva, tra l’altro, lavorato all’anagrafe nei comuni di Castions di Strada e Pavia di Udine. Quindi la decisione di dedicarsi all’insegnamento, su suggerimento della moglie Adriana, maestra elementare, che lo ha sempre visto «adatto a quel ruolo».

Dopo alcune supplenze alle superiori in un istituto per geometri, aveva preso il dottorato in Meccanica agraria all’università di Udine, quindi era entrato di ruolo a Bergamo. Aveva insegnato anche in un liceo di Trieste, prima di approdare nel capoluogo friulano.


«Il suo sorriso, sempre presente sulle labbra, nonostante le cure e la malattia, la sua garbata gentilezza d’altri tempi e la sua mitezza – ricordano i colleghi del Copernico – rimarranno un grande insegnamento e uno stile di vita per tutti coloro che lo hanno conosciuto e, in particolare, per gli studenti che lo hanno incontrato».

Un pensiero, questo, che la dirigente scolastica Marina Bosari, i docenti, il personale Ata e gli studenti hanno prontamente condiviso anche sul sito internet del liceo, ammirandone la «professionalità, gentilezza e sensibilità verso il personale e gli allievi».


Anche il portale web del Marinelli, istituto in cui aveva lavorato per sette anni, ha raccolto il pensiero commosso del dirigente scolastico Stefano Stefanel, del corpo docente e del personale amministrativo tecnico ausiliario dell’istituto. «Il bel ricordo che ha lasciato di sé al liceo Marinelli – si legge sul sito – amplifica il senso di vuoto che noi tutti proviamo».


«Fabrizio era una persona meravigliosa – lo descrive la moglie Adriana Morgante, trent’anni di vita insieme –, umile, generoso e sempre con la battuta pronta. Nutriva un amore unico per i figli e per i suoi studenti. Riusciva a tirare fuori il meglio da loro e li spronava. Aveva persino rinunciato al concorso per diventare dirigente per non “allontanarsi” dai ragazzi. E l’insegnamento lo ha aiutato molto durante la malattia». «Suonava la batteria, la chitarra e anche il mandolino – ricorda Adriana – che aveva imparato da autodidatta. Ha cantato pure nel coro della chiesa di San Paolino. Amava spostarsi in bicicletta, giocare a tennis e aveva fatto un corso per diventare arbitro di pallacanestro».


Fabrizio lascia nel dolore, oltre alla moglie Adriana e ai figli Tommaso, infermiere, e Lucia, studentessa in Medicina, entrambi ex allievi del Copernico, la sorella Marzia e gli altri parenti. Il funerale sarà celebrato martedì, alle 17, nella chiesa di San Paolino, in viale Trieste, dove la salma giungerà dall’obitorio del cimitero di San Vito.

Pubblicato su Il Messaggero Veneto