• Home
  •  > Notizie
  •  > «Izzo deve poter dire la sua verità sul caso»

«Izzo deve poter dire la sua verità sul caso»

Il legale della zia di Rossella Corazzin si batte contro l’archiviazione: «Occorre fare chiarezza». Udienza rinviata al 5 luglio



«Izzo vuole ancora parlare sul caso di Rossella Corazzin, perché insiste sul fatto che quanto ha detto è la verità: ci auguriamo pure noi legali che possa farlo, anche per tentare di chiarire, con le nostre domande, gli aspetti che sono alla base dell’opposizione all’archiviazione del caso». Lo ha detto ieri a caldo, uscito dal tribunale di Perugia, l’avvocato Antonio La Scala, presidente di Penelope, associazione dei familiari delle persone scomparse, nonché legale di Giuseppina Trevisan, zia di Rossella Corazzin, la 17enne sanvitese scomparsa il 21 agosto 1975 a Tai di Cadore.

La Scala ieri era nel capoluogo umbro per l’udienza in camera di consiglio, di fronte al giudice per le indagini preliminari, del procedimento penale nei confronti di Angelo Izzo e altri sei indagati, chiamati in correità a vario titolo dal primo, detenuto noto per il “massacro del Circeo” e altri delitti, per la presunta fine di Corazzin, che secondo le sue dichiarazioni spontanee rese nel 2015 e nel 2016 sarebbe stata rapita, stuprata e uccisa. Da una parte la Procura, che ha chiesto l’archiviazione del procedimento, dall’altra Trevisan e Penelope, con La Scala, che chiedono invece che si vada al giudizio dibattimentale, formulando coattivamente l’imputazione di omicidio aggravato nei confronti degli indagati. L’udienza è stata rinviata alle 11 del 5 luglio. «Un altro degli indagati, che in origine sarebbero stati 11 (ma alcuni erano già morti), è risultato deceduto – ha spiegato La Scala –, mentre per un altro ancora è stato rilevato un vizio nella notifica degli atti, dunque l’udienza è stata rinviata». Tra i legali presenti ieri, oltre a La Scala e a quelli di alcuni degli indagati, c’erano gli avvocati di Izzo, «che hanno insistito assolutamente affinché venga ascoltato dichiarando che questo processo lo vuole fare perché quanto ha detto è la verità – continua La Scala –. Non si sa se potrà fisicamente uscire dal carcere, presumibile eventualmente che possa, se sarà esaudita la richiesta, parlare in videoconferenza». Cosa intenda specificare Izzo non è ancora noto. «Mi auguro a questo punto che Izzo parli – aggiunge La Scala – anche sulla base delle domande delle difese. Sinora ha reso dichiarazioni a un pubblico ministero (a Belluno, ndr) confessando il reato. Siccome anche noi abbiamo dubbi, sarebbe positivo che chiarisse alcuni aspetti, per poi poter ulteriormente valutare la sua versione dei fatti».

Aspetti contenuti anche nell’opposizione all’archiviazione che La Scala ha presentato per conto di Trevisan e di Penelope, che si chiede di approfondire nel corso di un processo. Approfondimenti che chiede a gran voce pure la comunità di San Vito: 2.031 le firme di cittadini recapitate al tribunale di Perugia dall’amministrazione, a poche ore dall’udienza di ieri, che erano state raccolte lo scorso anno, in pochi mesi, dopo avere appreso delle rivelazioni-choc di Izzo che hanno avviato il procedimento penale. Significativamente, la raccolta si concluse il 21 agosto 2018, a 43 anni dalla scomparsa di Rossella, sulla quale tutte le piste seguite, sinora, sono terminate in un vicolo cieco. Resta in sospeso la decisione sulla versione di Izzo. —



Pubblicato su Il Messaggero Veneto