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«Dal sacrificio del Galilea un monito per la pace»

La commemorazione della tragedia: 1.045 soldati italiani morirono nell’affondamento C’era anche Onorino Pietrobon, 98 anni: l’ultimo superstite tra i 284 che si salvarono



Un sacrificio che ha portato a un’era di pace e democrazia, le quali vanno continuamente difese. Tutti d’accordo nel ricordare i naufraghi della nave Galilea, affondata da un siluro inglese nella notte tra 28 e 29 marzo 1942. Si salvarono soltanto 284 imbarcati sul piroscafo su 1.329, soldati – in maggioranza alpini, ma anche di altri Corpi – che rientravano dal fronte greco-albanese.

Ieri, a Chions, le cerimonie nel 77º della tragedia, organizzata da sezione e gruppo locale alpini e Comune.

Non è voluto mancare pure stavolta lui che quella notte, nella quale si salvò per miracolo, non può dimenticare: Onorino Pietrobon, 98 anni, di San Quirino, l’ultimo reduce in vita della tragedia, è stato omaggiato dalle autorità civili e militari. È stata deposta una corona al monumento della Galilea e sono stati letti i nomi dei caduti del Galilea locali.

Prima della messa celebrata dal parroco don Alessandro Zonta, con l’intervento del plotone storico Voci dal fronte, gli alunni di Chions hanno cantato “Vecchio scarpone”, emozionando i presenti, e sono intervenute le autorità. Tra le due ali di associazioni combattentistiche e d’arma, dopo il saluto del capogruppo Ana di Chions, Danilo Zucchet, ha preso la parola il sindaco Renato Santin. «Un dovere morale e civile ricordare quanti sono morti – ha detto il primo cittadino – quanto riflettere sulle ragioni di un’ecatombe, in primis sull’inutilità della guerra. Pace e democrazia vanno conservate ogni giorno, condannando movimenti di natura nazifascista che rialzano la testa, forme di razzismo e antisemitismo e nazionalismi, rispettando la Costituzione».

Il tenente colonnello Antonio Esposito, in rappresentanza del comando della brigata alpina Julia, ha evocato anche i militari che operano ancora «in paesi lontani, contro le sopraffazioni». «Non è scontato vedere una così ampia partecipazione, un paese riunito e imbandierato con il tricolore – ha osservato l’assessore regionale Riccardo Riccardi –. Richiamiamo il valore di persone che hanno combattuto per la libertà. La presenza di Pietrobon è preziosa per permettere ai giovani di leggere pagine di storia criticamente. Con gratitudine salutiamo quanti ci hanno consentito di vivere in pace e democrazia, valori che vanno difesi contro ogni decisione che possa metterli in dubbio».

Il presidente della sezione Ana, Ilario Merlin, ha ringraziato Pietrobon che «rappresenta tutti i soldati della Julia del fronte greco-albanese, per troppi anni volutamente dimenticato perché fu una guerra tra poveri e Paesi cugini», ricordando il sacrificio di tutti i soldati. –



Pubblicato su Il Messaggero Veneto