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Morto Silvano Dalla Libera “pioniere” delle colture Ogm

Ha vissuto la sua vita a Vivaro, il piccolo paese dei Magredi che per anni ha sofferto l’isolamento dei guadi. Ma le sue idee sono sempre state oltre i confini e non solo quelli geografici. «Silvano Dalla Libera è sempre stato un innovatore, aperto alla ricerca scientifica» lo ricorda Duilio Campagnolo. Morto per malattia a 72 anni, Dalla Libera lascia la moglie Maria Teresa Giacomelli e i figli Gianluca e Virna. Con Campagnolo e Giorgio Fidenato ha condiviso, dal 2004, l’avventura di Futuragra, l’associazione che ha fatto conoscere Vivaro in tutta Italia, sfidando le leggi che vietano le colture Ogm in Italia.

La famiglia Dalla Libera, originaria di Padova, si era trasferita a Vivaro negli anni ’30 del ’900. «I suoi genitori si rimboccarono le maniche e avviarono un’azienda agricola all’avanguardia. Silvano – racconta Campagnolo – era un tecnico agricolo autodidatta, bravissimo. Ha girato il mondo per vedere le più importanti multinazionali che si occupavano di innovazione in agricoltura, dagli Stati Uniti alla Germania. Questo ha accresciuto le sue conoscenze e lo ha reso un apprezzato professionista. Abbiamo operato assieme in Coldiretti e poi abbiamo lasciato quando la battaglia per gli Ogm è divenuta inconciliabile con le posizioni dell’associazione». Vice-presidente nonché ideatore e fondatore nel 2004 di Futuragra, Dalla Libera è stato anche autore della prima semina con successiva raccolta di mais Ogm. È stato quindi invitato, in quanto esperto, a numerosi congressi in Italia e all’estero, per diffondere la conoscenza delle biotecnologie applicate in agricoltura e per raccontare le sue esperienze in campo e le sue battaglie legali.

«Silvano è stato la persona che ha fatto per tutti noi la causa pilota, quella che si risolse il 19 gennaio 2010 al Consiglio di Stato dandoci ragione di fatto nel merito, ma tirando in ballo la mancanza delle misure di coesistenza regionale che impedivano la semina» ricorda Fidenato. Anni di semine contestate, azioni dei disobbedienti per distruggere i campi, studi scientifici autonomi e tante battaglie legali. Fidenato e Campagnolo non hanno dubbi: «Silvano è sempre stato un uomo coraggioso, non aveva paura di sostenere le proprie idee e non si faceva mettere i piedi in testa». Proiettato nel futuro, era anche profondamente legato alle proprie radici, alla propria terra. È stato presidente della Vivarina e anche del Vibate calcio. Negli ultimi anni aveva sposato le cause dell’associazione Luca Coscioni, di cui era diventato consigliere generale. «In questi anni il suo impegno da agricoltore per la libertà di ricerca scientifica sugli ogm – è il ricordo dell’avvocato Filomena Gallo e Marco Cappato – è stato radicalmente “coscioniano” con un pieno di iniziative culturali, politiche e giudiziarie. Le sue lotte continueranno grazie alla linfa che ha lasciato nella nostra e sua associazione». I funerali saranno celebrati domani alle 15 a Vivaro. —

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto