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«Riaprite il caso Corazzin, porteremo la petizione ai pm»

Di Bisceglie non molla: «Perugia deve indagare sulla sparizione di Rossella» «Il documento è stato sottoscritto da duemila cittadini, non può essere ignorato»



Le oltre 2 mila firme raccolte dall’amministrazione comunale di San Vito per chiedere il prosieguo delle indagini sul caso della scomparsa di Rossella Corazzin, dopo le rivelazioni choc di Angelo Izzo sulla sua presunta sorte, si trovano ancora in un cassetto del municipio. «Vogliamo consegnarle di persona alla procura di Perugia, dopo un incontro con i familiari – dice il sindaco Antonio Di Bisceglie –. Abbiamo cercato più volte il contatto con i magistrati umbri, chiedendo un incontro, ma, nonostante i solleciti, non abbiamo ottenuto riscontri». Intanto, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Perugia, Lidia Brutti, ha fissato alle 11.30 del 12 aprile l’udienza in camera di consiglio a Perugia relativa al procedimento penale che vede indagati Izzo e altre cinque persone, tra quante da lui tirate in ballo a vario titolo (altre nel frattempo sono decedute) nelle sue dichiarazioni spontanee, rese nell’agosto 2015, nelle quali ha evocato i presunti rapimento, stupro di gruppo e omicidio di Corazzin, scomparsa a Tai di Cadore il 21 agosto 1975.

Proprio il 21 agosto scorso, 43° della scomparsa, si chiuse la petizione che il Comune avviò il 1° giugno, giorno della marcia dall’abitazione della 17enne sanvitese, in via Verdi, a piazza del Popolo. In due mesi e tre settimane, oltre 2 mila firme raccolte tra municipio, mercato settimanale, negozi e occasioni particolari. «La giunta – aggiunge Di Bisceglie – ha preso in esame le iniziative messe in campo: provvederà a incontrare la famiglia e chi segue il caso, in seguito consegneremo il plico delle 2 mila firme perché possano essere prese in considerazione dalla procura di Perugia. Come non ci siamo dimenticati di Rossella, vogliamo che anche le pubbliche autorità abbiano presente questa esigenza di giustizia. A giugno avevamo dato vita a una manifestazione che ebbe una grande partecipazione, a significare che quella scomparsa incise profondamente nella comunità, dalla quale si è levata una forte richiesta di riaprire le indagini. Nei confronti della famiglia – continua –, faremo presente quanto fatto e che consegneremo le firme, che ci auguriamo possano essere d’aiuto per le indagini».

Il sindaco vorrebbe incontrare sia i parenti sanvitesi sia la zia di Rossella, Giuseppina Trevisan, di Tai di Cadore. La procura perugina ha chiesto da tempo l’archiviazione del procedimento penale nato dalle dichiarazioni del detenuto noto per il massacro del Circeo e altri delitti. A opporsi all’archiviazione, chiedendo che si vada al giudizio dibattimentale e si formuli coattivamente l’imputazione di omicidio aggravato nei confronti dei sei indagati, tramite l’avvocato Antonio La Scala, è Trevisan, in qualità di prossimo congiunto di Rossella. La Scala ribadisce: «Qualunque cosa decida di fare la famiglia la rispetto, ma giuridicamente una raccolta firme non ha fondamento: nessuna autorità giudiziaria può farsi condizionare da petizioni». —



Pubblicato su Il Messaggero Veneto