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Fuga di notizie in Procura, indagine archiviata 

Il caso scoppiò a Trieste nel 2015: sotto indagine il capo della squadra Mobile, due ufficiali dei Cc e un giornalista

Si è conclusa con l’archiviazione per tutti l’inchiesta sulla fuga di notizie avviata due anni e mezzo or sono dal procuratore capo di Trieste Carlo Mastelloni e dai sostituti Antonio Miggiani e Maddalena Chergia. A chiedere l’archiviazione al gip Giorgio Nicoli, che ha poi firmato il decreto mettendo la parola fine sulla vicenda, è stata la stessa Procura.

Nei primi mesi del 2015, in conseguenza dell’apertura del fascicolo a palazzo di giustizia, tre investigatori di punta in forza all’epoca a Trieste avevano lasciato la città, trasferiti altrove: il colonnello dei carabinieri Antonio Garritani, fino al marzo di quell’anno comandante del reparto operativo di via dell’Istria, il capitano Fabio Pasquariello, responsabile del nucleo investigativo dell’Arma (per anni in servizio in Friuli, dove è pure tornato dopo questo caso), e il capo della Squadra mobile Roberto Giacomelli. Quest’ultimo è poi prematuramente morto, stroncato da un male incurabile lo scorso anno. Indagato, infine, il cronista di giudiziaria de Il Piccolo, Corrado Barbacini. Per tutti l’accusa era di rivelazione del segreto d’ufficio.

A ordinare l’archiviazione del fascicolo è stato appunto il gip Nicoli, che ha accolto le conclusioni del procuratore e dei sostituti, «non essendo emersi - si legge nel decreto - elementi per sostenere qualsiasi accusa in giudizio in relazione alle ipotesi di reato oggetto delle indagini». La Procura, in proposito all’ipotizzato reato di violazione del segreto, contestato agli ufficiali di polizia giudiziaria in concorso con Barbacini, ha concluso che «gli elementi acquisiti nel corso dell’indagine non consentono di sostenere l’accusa in giudizio». Nello specifico: «I colloqui intercettati afferivano a circostanze che, alla luce del complessivo compendio istruttorio, non sono sufficientemente idonee a procurare un apprezzabile danno alla segretezza delle indagini». Medesima valutazione anche per l’ipotesi della ricettazione a carico del cronista de Il Piccolo: «Le intercettazioni agli atti, ritualmente autorizzate dal gip e poi prorogate, nulla hanno evidenziato al riguardo, non risultando alcuna illecita acquisizione di documenti non essendosi peraltro ritenuto di procedere a perquisizione personale e/o domiciliare».

Prima dell’avvio dell’inchiesta, il 30 aprile del 2014 Mastelloni aveva inviato una circolare a tutti i suoi pm e ai corpi di polizia disponendo il silenzio assoluto su tutte le indagini. Successivamente, appunto, erano state avviate le intercettazioni e si era aperta la vicenda giudiziaria. Un iter da cui era poi scaturito anche il procedimento disciplinare davanti al Csm nei confronti del pubblico ministero Federico Frezza che, in una conversazione privata con Barbacini, aveva criticato il procuratore capo Mastelloni e il procuratore della Corte d’appello Dario Grohmann. Per questo, Frezza è stato censurato ed è stato disposto il suo trasferimento a Treviso.

Nell’inchiesta erano state contestate tre presunte “soffiate”, riguardanti altrettanti episodi di cronaca sui quali Barbacini scrisse dei pezzi. Il primo riguardava l’omicidio del tassista Bruno Giraldi, freddato a colpi di pistola il 23 novembre del 2003. Il secondo un’aggressione e un tentativo di stupro ai danni di una donna di 58 anni. Il terzo era relativo all’azione di un bandito solitario che aveva provato a far saltare con l’esplosivo la cassa automatica di un distribuote. (red.cro.)

Pubblicato su Il Messaggero Veneto