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E’ morto Doriguzzi, una vita per la fotografia: nella sua carriera immortalò oltre 1.500 matrimoni

SUTRIO. Arrivava con la sua immancabile moto gialla, almeno due macchine fotografiche al collo e mille obiettivi ai lati, pronto a consegnare all’eternità volti, attimi di festa, comunità intere.

Si è spento all’ospedale di Tolmezzo il fotografo Giuliano Doriguzzi, entrato per sempre nel cuore di tante famiglie, documentando nella sua carriera quarantennale oltre 1.500 matrimoni (dalla Carnia a Toronto) e gli attimi più importanti della vita di parecchi carnici.

Molti lo piangono e si preparano a dargli sabato 15 gennaio, alle 10.30, l’ultimo saluto nella sua Sutrio, nella chiesa di San Ulderico.

«Era malato da tempo – rivela la cugina Carmela- non l’aveva quasi detto a nessuno, un po’ sperava di tenere a bada la malattia, un po’ non le voleva dare troppo spazio».

Aveva continuato a occuparsi, finché aveva potuto, di fotografia, e a coltivare le amicizie, perché amava stare tra la sua gente. Il 23 gennaio avrebbe compiuto 70 anni. Era andato in pensione una decina di anni fa.

Tutti ricordano il suo studio di via Matteotti a Tolmezzo. Un grave lutto lo colpì a 20 anni quando il fratello gemello, Manlio, morì in un incidente in moto.

Lui rispose al dolore vivendo a fondo la vita, soppesando il valore prezioso di ogni attimo e la fotografia fu un balsamo, perché rende eterni i momenti a cui si tiene.

Decisiva fu l’atmosfera che respirava in casa, tra la madre insegnante e il nonno Giuseppe Schiava, fotografo amatoriale, che utilizzava ancora le lastre e le cui gigantografie di momenti storici di Sutrio svettano in paese.

A casa c’era la camera oscura, Giuliano partecipava affascinato alla magia fotografica. Si occupò anche di fare ordine e di catalogazione dell’importante archivio fotografico della famiglia (il materiale si trova a Palazzo Frisacco a Tolmezzo), composto da 1407 foto (di cui 1281 fatte da Giuseppe Schiava) e la cui conversione in digitale fu curata a Villa Manin.

Documenti rilevanti sulla storia della Carnia tra Guerre (dai Cosacchi alla colonia mussoliniana a Sutrio), momenti di lavoro e di comunità, paesaggi.

«Giuliano si stava dedicando – rivela Carmela – a ulteriori catalogazioni sulle foto del nonno. Ma sarà un lavoro importante anche aprire e scoprire l’archivio personale di Giuliano».

Molto curioso, amante della ricerca, attento alle persone, agli eventi, documentò decenni di Carnia e altri luoghi. Si tenne al passo con la fotografia digitale. Curò cataloghi d’arte e pubblicazioni.

Dall’ambiente ai piatti gourmet nulla sfuggì al suo obiettivo. Era nella giuria del concorso fotografico Scats cjanalots con Dante Spinotti, Ulderica Da Pozzo e altri. Era abile negli acquerelli e ritratti a matita.

Aveva ricostruito l’albero genealogico della sua famiglia fino al 1500. Era orgoglioso dei suoi manicaretti in cucina. Fu uno dei primi in Carnia a cimentarsi col deltaplano.

Ulderica Da Pozzolo definisce Giuliano «un professionista serio, di grande dimestichezza e capacità tecnica, capace come pochi di recuperare da una vecchia foto il massimo. Conosceva molto bene sia le vecchie tecniche fotografiche sia il digitale.

Ha sempre fatto il suo lavoro con passione, ho un ricordo affettuoso di lui, sempre sorridente e cordiale. Chissà quante cose che nessuno ha mai visto ci sono nel suo archivio, un patrimonio prezioso che può diventare collettivo».

Pubblicato su Il Messaggero Veneto