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Contagiato dal Covid, addio a Benito Valeri: bidello in pensione e musicista per passione

Chitarrista dei Simon, scrisse l’inno della Pordenonepedala. Morto in pneumologia dopo il contagio

PORDENONE. Il nome di Benito Valeri, bidello in pensione, mancato a 85 anni, è indissolubilmente legato alla scena musicale di Pordenone. Con la sua indimenticabile “El lazaron de Pordenon”, ha vinto il Leone d’oro a Venezia nel 1994 al festival della canzone dialettale.

Penna prolifica, ha scritto negli anni Ottanta l’inno della Pordenonepedala, del Pordenone calcio, persino quello per la corsa degli asini a Porcia.

Il suo talento era conteso da municipi e associazioni. Non basterebbe un libro per raccontare la sua vita e la sua passione per la musica. Benito è mancato martedì, in pneumologia, con il Covid.

A sfogliare le pagine dei ricordi sono i figli Mauro e Daniela, nati dal matrimonio con Milvia. Polistrumentista autodidatta, Benito viveva per la musica. Da giovane ha suonato la tromba nella banda cittadina.

Come liutaio aveva le mani d’oro. Ha costruito la sua prima chitarra da solo a 15 anni. Una abilità che ha mantenuto negli anni: sapeva aggiustare tutti gli strumenti a corda e lo faceva per gli amici. Fino alla pensione ha lavorato come bidello alle scuole di Roraigrande e di via Cappuccini, coltivando in parallelo la passione musicale.

Tanti lo ricorderanno come il chitarrista e bassista dei Simon, la celebre coverband attiva negli anni ’60 e ’70 (erano soprannominati i Beatles pordenonesi). Ha suonato con un’infinità di musicisti, dal professor Ottorino Simoni a Nino Celia, direttore dell’istituto musicale di Roveredo in Piano.

Autore scritto alla Siae, ha messo la sua creatività a servizio della comunità, con trovate geniali e divertenti. Quando si esibiva, gli spettatori gli chiedevano di interpretare le canzoni di Fred Buscaglione.

«Mi sembra ancora di vederti sul palco, con la tua Stratocaster collegata al Twin reverber – hanno scritto gli amici Gianroberto Carretta, Toni Stival e Robi Stellyn–mentre ti muovi al ritmo di qualche pezzo sudamericano (...) Le canzoni che cantavi dopo aver riadattato il testo al vernacolo pordenonese o al tedesco maccheronico tipo “Agata...Guarda stupisci...”.

La tua 850 carica all’inverosimile con la quale venivi a prenderci e a riportarci a casa dopo le serate nelle balere friulane e venete. Nel complesso dei Simon badavi con affetto e scrupolosità a noi tre giovani, affidati a te dai nostri genitori.

Ci gestivi anche i soldini guadagnati, per aiutarci ad acquistare gli strumenti. Sono sicuro che ci avrai rimesso. (...)Grazie Benito, non possiamo dirti altro che grazie per la tua disponibilità, la tua giovialità e la tua generosità, la tua bellezza d’animo: saranno il nostro ricordo di te. Ti vogliamo bene».

«Era una persona – lo ha ricordato l’ex presidente della Pro Pordenone ed ex sindaco – Alvaro Cardin – molto disponibile, generosa, molto attento e sensibile alle vicende della comunità pordenonese, che ha espresso al meglio nell’inno della Pordenonepedala, che si è perso poi con il tempo. Forse sarebbe opportuno ripristinarlo e dare soddisfazione a chi lo condivise all’epoca».

Stasera alle 20 sarà recitato il rosario nella chiesa parrocchiale di San Francesco. I funerali si terranno domani alle 15 nella medesima chiesa. —

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto