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Ucciso dal Covid a 59 anni un mese dopo il padre

Giuseppe D’Andrea era il titolare dell’omonima azienda vivaistica di Rauscedo fondata proprio dal genitore Ferdinando

SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA. Il Covid li ha portati via a poco più di un mese di distanza. Lo scorso marzo a causa del virus era morto all’età di 88 anni il papà Ferdinando, sabato si è spento, all’ospedale di Pordenone, dove anche lui stava lottando da settimane contro il Covid, il figlio Giuseppe, di soli 59 anni. Il dramma è quello della famiglia D’Andrea, di Rauscedo, conosciuta nel mondo vitivinicolo per l’attività della Vivaistica omonima. Si tratta di un’azienda a conduzione familiare, che affonda le sue radici nella secolare tradizione vivaistica di Rauscedo.

Fondata nel 1977 dal capostipite Ferdinando e ora guidata proprio da Giuseppe, assieme ai figli Davide e Debora e con l’ormai decennale direzione di Gianpaolo D’Agnolo, rappresenta un elemento cardine della specifica produzione che ha reso celebre la frazione sangiorgina nel mondo. Forte di questa esperienza, sempre con uno sguardo rivolto al futuro tra innovazione tecnica e collaborazioni con le principali istituzioni di ricerca scientifica, la Vivaistica D’Andrea produce 4 milioni di barbatelle innestate l’anno, con oltre 80 varietà diverse di vite, posizionandosi come azienda leader del settore.

Era stato Giuseppe a voler puntare tutto sulla qualità del prodotto, scelta che il mercato ha premiato: l’azienda conta 50 ettari di piante madri portinnesto, 50 ettari tra vigneto e marze e 30 ettari di vivaio tenuti costantemente sotto controllo durante tutto il ciclo vegetativo, circostanza che garantisce alla Vivaistica D’Andrea di immettere sul mercato materiale di propagazione altamente selezionato.

Da una delle intuizioni di Giuseppe era poi nata l’idea di dotarsi di capacità di riprodurre qualsiasi biotipo autoctono che rivestisse per il cliente particolare interesse e con la possibilità di poterlo visionare in vivaio durante qualsiasi fase vegetativa, così da soddisfare una richiesta sempre più attenta e mirata alla salvaguardia di un patrimonio viticolo che altrimenti andrebbe perduto. Insomma, un visionario che sapeva costantemente innovare questa tradizione secolare di Rauscedo. Non era, tuttavia, soltanto un imprenditore illuminato, ma anche un padre esemplare.

«Era sempre sorridente e gioviale, disponibile ed empatico – lo ricordano i compaesani –. Era in trepidante attesa di diventare nonno, circostanza che lo rallegrava molto». «Era una persona molto conosciuta in paese e nel territorio comunale – sono state le parole del sindaco Michele Leon –. La notizia della sua lotta contro la malattia ha tenuto tutti in apprensione per settimane. La sua scomparsa ci tocca molto. Giuseppe aveva investito tanto nella sua azienda, fondata dal padre, recentemente scomparso anche lui: la nostra comunità è sotto choc per questo duplice lutto che tocca così profondamente questa storica famiglia». —

Pubblicato su Il Messaggero Veneto