• Home
  •  > Notizie
  •  > Trascinati e uccisi dalla valanga, parla l’amico che si è salvato per pochi metri: «Ero accanto a loro, poi li ho visti scomparire»

Trascinati e uccisi dalla valanga, parla l’amico che si è salvato per pochi metri: «Ero accanto a loro, poi li ho visti scomparire»

MALBORGHETTO-VALBRUBA. «Non me la sento di parlare in questo momento. Ho già raccontato come sono andate le cose ai finanzieri. Mi dispiace. Dentro di me sento troppe cose».

Andrea Polo, 40 anni, è il terzo scialpinista che venerdì 16 aprile stava scendendo dal canalone dello Jôf Fuart.

I suoi due amici, Carlo Picotti e Federico Deluisa, sono stati travolti da una valanga. Lui, grazie al fatto di essersi defilato dall’imbocco della gola nordest dopo essere sceso per primo, si è salvato.

E’ stato riportato a valle dopo le salme dei suoi compagni di escursione, e ha raccontato la sua disavventura ai finanzieri del Sagf di Sella Nevea, seduto attorno al tavolo dell’agriturismo Prati Oitzinger.

Proprio qui è stato allestito il campo base per le operazioni di soccorso. Non ha titubato Polo nel ricordare quei tragici momenti in quota. Lui che di montagne ne ha scalate a decine, e quindi alle spalle ha una grande esperienza.

«Era consapevole di quanto successo – racconta uno dei soccorritori – perché quando uno frequenta le cime in quota sa che l’eventualità dell’incidente è sempre dietro l’angolo, a volte per fatalità, come in questo caso, altre volte per imprudenza o errore umano».

Anche chi era a bordo dell’elicottero che l’ha riportato a valle ha avuto la stessa sensazione: «Andrea conosce le regole della montagna e sa che cose di questo tipo possono capitare».

Subito dopo l’accaduto, chi assiste alla morte dei suoi amici è frastornato, e non si rende del tutto conto di ciò che è accaduto.

Il dolore aumenta con il passare delle ore, quando si cominciano a ricevere le prime telefonate e si mette a fuoco che i due compagni di escursione non ci sono più.

«Purtroppo le valanghe si verificano, anche in momenti considerati sicuri, nonostante tutte le precauzioni. Purtroppo».

Stefano Rosenwirth è il vice caposquadra della stazione del Corpo nazionale alpino e speleologico del Friuli Venezia Giulia. Ha preso parte anche lui, ieri, alle operazioni di recupero.

«C’erano i componenti del Cnsas, i tecnici dell’elisoccorso e alcuni uomini del Soccorso alpino della Guardia di finanza per i rilievi del caso – aggiunge Rosenwirth –. Prima sono state recuperate le due persone ormai prive di vita in fondo al canalone, poi, con il verricello, è stato issato sul velivolo lo sciatore incolume».

Fuori dall’agriturismo il via vai di persone è stato caotico per ore, tra soccorritori e forze dell’ordine.

«Il lastrone di neve si è staccato quasi all’inizio della discesa, avranno forse percorso qualche centinaio di metri, non di più» assicura Rosenwirth.

A rendere instabili i costoni in quota, ci hanno pensato le nevicate degli ultimi giorni. A tale proposito, il vice caposquadra è certo sul fatto che quando accaduto nella gola nordest dello Jôf Fuart non fosse prevedibile.

«Il rischio c’è sempre. Gli scialpinisti travolti erano persone esperte, che conoscevano bene questi monti». —

Pubblicato su Il Messaggero Veneto