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Addio a Santoro, maresciallo dell’Esercito: era stato contagiato dal virus

CODROIPO. Sabato 17 aprile Codroipo dà, in duomo, l’ultimo saluto al cavalier Antonio Santoro, morto a 81 anni: era risultato positivo al Covid.

Contagiato come il cognato Salvatore Pagano, il medico dalle mille battaglie per una sanità dal volto umano, che aveva sposato la sorella della moglie, deceduto tre mesi fa a 79 anni.

Santoro aveva militato nell’esercito, congedandosi nel 1988 col grado di maresciallo maggiore aiutante: per quasi 30 anni era stato in forze alla caserma udinese “Pio Spaccamela”.

Pugliese di origine, a 17 anni aveva lasciato ad Ascoli Satriano i genitori, sette fratelli e una situazione economica e sociale modesta per trasferirsi a Roma.

A Rieti completa il del percorso scolastico di base, scoprendo un universo culturale, dai libri al teatro, dalla musica all’arte, interessi che lo hanno sempre accompagnato accanto all’impegno per la professione militare.

A Udine arriva negli anni ’60, nella caserma di via Fruch, da dove spesso riparte lasciando la famiglia a Codroipo, dove abita, correndo in aiuto alle popolazioni colpite dalle catastrofi.

Lo troviamo in prima linea per l’alluvione del ’66 a Firenze, gli allagamenti del Polesine, il terremoto del ’76 in Friuli, missione che gli vale l’onorificenza del commissario straordinario Zamberletti, lo stesso che gli riconosce l’impegno profuso nell’80 in occasione del sisma in Campania e Basilicata.

«Al ritorno – riferiscono i familiari – raccontava poco, nell’intento di risparmiarci la sofferenza di ascoltare quelle tragedie. Ligio al dovere militare, era tuttavia un uomo mite e credeva nella buona fede delle persone, sempre disponibile e generoso».

Nell’84 Santoro si può fregiare della croce d’oro per i 25 anni nell’Esercito, nell’88 gli viene tributato l’encomio per i 31 anni di servizio e in seguito è insignito dal presidente Cossiga del Cavalierato al merito della Repubblica.

«L’ultima missione – riferisce la figlia Coralba –, la battaglia contro il virus, l’ha combattuta con tutte le sue forze, a testa alta, con la dignità di soldato. Si era appena vaccinato a fine marzo, quando ha iniziato ad avere la febbre.

All’ospedale a San Daniele gli operatori sanitari con competenza e una grande umanità ci hanno aiutato a superare il dispiacere di non avergli potuto accarezzare la mano per l’ultima volta».

Antonio lascia nel dolore a Codroipo oltre a Coralba la moglie Luisa Cordovado, i figli Alessia di Colugna e Alessio di Bicinicco, i fratelli Bruno e Potito di Milano e la sorella Lina al paese natale. Lo piangono i nipoti e molti amici.

Pubblicato su Il Messaggero Veneto