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Alla bravura ai fornelli accompagnava un sorriso fra i tavoli: addio a Renata, ristoratrice per mezzo secolo

REANA DEL ROJALE. Se li ricordano tutti i suoi piatti di pasta fatta in casa e il leggendario filetto al pepe verde. Alla trattoria “da Otello”, a Rizzolo, specie negli anni Ottanta e Novanta, si andava perché in cucina c’era lei, che alla bravura ai fornelli cercava sempre di accompagnare la cordialità di un sorriso in mezzo ai tavoli.

Renata Barusolo amava il suo lavoro e niente, neppure l’avanzare dell’età, era riuscito nel tempo ad allontanarla dal locale. Lo aveva avviato insieme al marito, nell’annus horribilis del terremoto, e da quel momento tutto aveva ruotato attorno a quell’attività. E così, ora che non c’è più, fa ancora più tenerezza pensare che soltanto qualche giorno fa era ancora lì, dietro il bancone del bar, ad accogliere i clienti.

Aveva compiuto 91 anni lo scorso 8 gennaio, Renata, e nulla lasciava presagire una sua scomparsa improvvisa. Non è stato il Covid a portarsela via, ma, forse, soltanto la stanchezza.

«Giovedì era caduta in casa e nel pomeriggio l’abbiamo fatta ricoverata in ospedale, a Udine», racconta Renata Del Negro, la compagna di Paolo Tonini, il suo secondogenito.

«Si sentiva affaticata – continua –, ma quando venerdì sera Paolo le ha telefonato, insieme alle sue due figlie, ha risposto e hanno parlato un po’. Tre ore dopo è arrivata la chiamata dei medici: la nonna non c’era più. Si è lasciata andare – aggiunge – e a noi resta la tristezza di non averla potuta vedere: avevano fatto il tampone e stavamo aspettando il risultato, che è stato negativo per tutti».

Originaria di Garda, in provincia di Verona, era arrivata giovanissima in Friuli, dove si era trasferita per seguire Nicesio Tonini, l’uomo che sarebbe diventato suo marito e che aveva conosciuto sul lago, durante il servizio militare.

Nel 1976, avevano acquistato e aperto la trattoria “da Otello”, mantenendo il nome del vecchio proprietario. Il figlio Paolo li aveva affiancati da subito nella nuova avventura, mentre il primogenito Ennio aveva imboccato un’altra strada professionale, diventando poi odontotecnico e regalando a sua volta ai genitori la gioia di tre nipoti, tutti maschi.

Cinque anni fa, la famiglia aveva dovuto affrontare un primo grande dolore, con la perdita di papà Nicesio. Rimasta vedova, Renata aveva trovato ancora una volta nel lavoro la forza per continuare.

«Era la mascotte di tutti, qui dentro», raccontano Renata e Paolo, che oltre a seguire la trattoria di via Battiferro, dal 2017 gestiscono anche il vicino discopub “Al Mulino”, dove lo scorso maggio, proprio alla vigilia della ripartenza dopo il lockdown, scoppiò un incendio ritenuto di origine dolosa.

«Mia madre era molto conosciuta – conferma Paolo –: erano gli anni dei tanti assaggini di primo e i suoi erano speciali. Avevamo appena tagliato il nastro dei 46 anni di attività e lei, che abitava al piano di sopra e apriva il bar ogni mattino, è rimasta al timone fino all’ultimo».

I funerali saranno celebrati mercoledì, alle 15, nella chiesa di Rizzolo. —

 

Pubblicato su Il Messaggero Veneto