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Contagi nel convento, morte undici suore

Tra le religiose molte ammalate mentre altre stanno guarendo. Il sindaco: ci auguriamo che questo incubo finisca presto

GEMONA. Un elenco, doloroso, che continua ad allungarsi. È quello delle suore che non ce l’hanno fatta, ospiti del convento delle francescane missionarie del Sacro Cuore, che accoglie una novantina di religiose. Alla fine di novembre la seconda ondata del coronavirus ha colpito anche la residenza delle suore e a ieri i decessi erano saliti a undici. Undici religiose che erano positive al Covid e la cui scomparsa ha gettato nello sconforto le francescane missionarie che vivono a Gemona, alcune nella parte di residenza destinata a casa di riposo, altre negli alloggi a loro riservati.

È stata suor Miranda Sforza mercoledì a postare su Facebook l’immagine di otto religiose (elenco nel quale mancano tre suore) e il nastro nero del lutto, una foto che ha mosso la solidarietà di tanti, pronti a chiedere una preghiera o a lasciare un messaggio, segno della volontà di stringersi attorno alle religiose, molte delle quali anziane e quindi più fragili, che fanno parte di una comunità coesa e autonoma. Il focolaio scoppiato all’interno del convento ha portato a scoprire la positività al virus della maggior parte delle suore e mentre alcune si stanno negativizzando, per due di loro è stato necessario il ricovero in ospedale. Difficile mettersi in contatto con il convento dove, riferisce chi è riuscito a parlare con le francescane, le suore stanno vivendo un momento di profonda sofferenza.

È il sindaco, Roberto Revelant, a manifestare la vicinanza di Gemona alle concittadine e a confermare che la comunità si è messa a disposizione delle religiose. «L’amministrazione comunale e tutta la città di Gemona sono vicine alle suore francescane in questo difficile momento e ciascuno di noi è presente con le proprie preghiere. Alcune religiose – spiega il sindaco – stanno superando la malattia e si stanno negativizzando, un segno che ci fa ben sperare affinché questo terribile incubo finisca quanto prima, così da poter riabbracciare la comunità religiosa».

Pubblicato su Il Messaggero Veneto