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Ucciso da un malore nei campi: chi è l'uomo morto durante una battuta di caccia

SAN DANIELE. Si è sentito male mentre praticava l’attività che più amava, la caccia. Giuseppe Vignuda, 73 anni, uscito per una battuta in solitaria, è morto domenica 25 ottobre nelle campagne del Sandanielese dopo essere stato colto da un malore. Inutili, purtroppo, i tentativi di rianimazione da parte di un altro cacciatore e del personale sanitario del 118 arrivato con l’ambulanza e con l’elicottero.

Anche domenica Vignuda se n’era andato di buon mattino tra i campi attorno a via Kennedy e che portano a Villanova di San Daniele. Attorno alle 10.30 è stato colto da un malore e un altro cacciatore, che lo ha visto accasciarsi a terra, ha chiamato i soccorsi e provato a rianimarlo in prima persona, ma senza successo.

Non ci sono riusciti nemmeno i sanitari inviati dalla centrale Sores di Palmanova e arrivati sul posto in ambulanza e con l’elisoccorso. Per l’anziano non c’è stato più nulla da fare.

Sul luogo della tragedia sono intervenuti anche i carabinieri della stazione di San Daniele. Del fatto è stata informata la Procura di Udine e il sostituto procuratore di turno ha disposto la restituzione della salma ai familiari, non ravvisando la necessità di ulteriori indagini.

L’anziano era socio dell’Associazione cacciatori della riserva di San Daniele e, come lo descrive il presidente del sodalizio Franco Miconi, era una «brava persona, che amava partecipare da solo alle battute di caccia». Vignuda era iscritto anche a Federcaccia San Daniele, il cui presidente, Luigino Pischiutta, lo conosceva e di cui conserva il ricordo di un uomo gentile e legato alla famiglia.

«Era un mio socio – racconta Miconi – ed era una persona molto tranquilla e riservata. L’ho incontrato un mese fa, ci eravamo visti per alcuni documenti in riferimento all’associazione, e mi era sembrato sereno, come sempre. Era una persona buona, che da quando era in pensione si era dedicata ancora di più alla sua passione, la caccia». Miconi riferisce di aver sentito, ieri, il passaggio dell’elicottero.

«Con altri compagni ero a caccia da un’altra parte – racconta dispiaciuto – e abbiamo visto l’elisoccorso, ma mai avrei immaginato che potesse essere per Giuseppe».

La scomparsa di Giuseppe Vignuda lascia nel dolore la moglie Enza, i figli Marco e Katia e le adorate nipotine. «Ero molto legato a mio padre – fa sapere il figlio Marco, senza nascondere la commozione – la notizia della sua morte è arrivata come un fulmine a ciel sereno.

Stava bene, non aveva alcun problema di salute. Era partito come sempre, al mattino, per una battuta di caccia in solitaria. Era un cacciatore atipico – racconta –, amava la natura e le uscite con il cane. Partiva da solo e poi incontrava gli altri cacciatori».

Vignuda, in pensione da anni, in passato ha lavorato per l’ospedale di San Daniele e, nell’ultimo periodo, si era occupato del trasporto dei ragazzi disabili. «Era una persona solare, disponibile e un grande lavoratore – conclude il figlio –, un uomo dai valori semplici, che credeva molto nell’amicizia e nella famiglia». —

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto