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Il “Notturno” di Gianfranco Rosi piace a tutti Stavolta il Leone d’oro può essere italiano

Mentre ieri a Venezia è stato il giorno della pellicola di Emma Dante “Le sorelle Macaluso”, prodotto dalla friulana Rosamont (di Nimis), fondata dall’attore udinese Giuseppe Battiston e da Marica Stocchi, a meno di tre film in concorso, alla 77ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica che si chiude sabato, il “TotoLeone”, se fosse per i critici italiani e stranieri segnalati dal daily di Ciak, sarebbe italiano. A vincere il Leone d’oro: il documentario di Gianfranco Rosi, “Notturno” che, in entrambe le classifiche, è al primo posto. Va detto che il film del regista di “Fuocoammare” ha messo d’accordo un po’ tutti. Le uniche critiche sono quelle che non hanno apprezzato la mancanza di riferimenti geografici e l’assenza di indicazioni precise delle immagini, a volte molto crude.

Per i soli italiani poi, al secondo posto, ci sarebbe “Miss Marx” di Susanna Nicchiarelli con la storia, a volte dall’andatura rock, di Eleanor figlia dell’autore de Il capitale, una donna proto femminista impegnata nel sociale, ma sentimentalmente dal cuore fragile. In questa coraggiosa edizione “ridotta” in quanto a concorso (solo 18 film contro una media di 21), ma con una qualità di opere medio-alta, al terzo posto si colloca una produzione lontanissima dal glamour come “The Ddisciple” di Chaitanya Tamhane. In corsa per l’India racconta, anche troppo didascalicamente, di un mondo sconosciuto e difficile: quello della musica classica indiana. Una musica, che più che un genere, è una fede da praticare per tutta la vita.

Infine, in buona posizione, anche The World To Come” di Mona Fastvold. Una inedita storia d’amore al femminile, forte e convincente, nel nulla di un far West americano di fine Ottocento pieno di silenzio, freddo e solitudine. Un lavoro, quest’ultimo, anche nelle prime posizioni della stampa estera.

Sempre per quanto riguarda i critici esteri molto apprezzati altri due film: “Cari Compagni” di Andrei Konchalovsky e “Quo Vadis Aida?” di Jasmila Zbanic. Il primo, in perfetto bianco e nero, ci porta a Novocherkassk nel 1962 quando durante una manifestazione operaia in una fabbrica di locomotive, scoppia una sparatoria sui dimostranti ordinata dal governo e perpetrata dal Kgb per reprimere lo sciopero. Tanti i morti. Da allora l’Urss non fu più la stessa.

Sempre politica poi in “Quo Vadis, Aida?” che racconta con grande efficacia l’orrore della guerra dell’ex Yugoslavia ed esattamente la tragedia di Srebrenica, dove una donna si ritrova a combattere per marito e figli come una leonessa.

Questi infine i tre film che mancano all’appello: “In Between Dying” di Hilal Baydarov; “Nomadland” di Chloé Zhao e il tedesco “And Tomorrow the Entire World” di Julia von Heinz. —

Pubblicato su Il Messaggero Veneto