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Gorizia e Cormons set cinematografici di un film autoprodotto e a costo zero

Venerdì la prima proiezione de “L’enigma del cigno” con il postino-attore Paolo Buiat protagonista Regia di Andrea Camerotto. «Siamo una squadra di amici che hanno concretizzato un sogno»

Francesco Fain

Gorizia sempre più epicentro del cinema. Anche di piccole produzioni nate, in questo caso, da un gruppo di amici che hanno concretizzato un sogno.

È il caso de “L’enigma del cigno”, pellicola prodotta da Cormovida film del registra Andrea Camerotto. A recitare la parte del protagonista è una vecchia conoscenza goriziana, Paolo Buiat, il “postino attore”, uno che il cinema ce l’ha nel sangue. Una passione iniziata nell’ormai lontano 1984, assolutamente per caso. Da allòra fra comparsate, piccoli ruoli, parti da controfigura il goriziano ha preso parte a qualcosa come 80 film.

Come è nato

il progetto

Dopo diversi mesi di sospensione di ogni attività a causa dell’epidemia da Covid-19, che ha condizionato la diffusione del film, è stata fissata la data della “prima” che sarà a Cormòns, venerdì alle 21, nell’ambito della rassegna cinematografica denominata “Cinema ai giardini”. Ma proiezioni successive sono già fissate a Gorizia, Povoletto, Trieste e altre località con date da definire.

«Questa pellicola - racconta emozionato Buiat - è il frutto di un’avventura nata fra amici, autogestita, a costo zero. Le scene sono state girate a Gorizia, fra cui all’Osteria Cà di Pieri di via Codelli, alla stazione di Cividale del Friuli che abbiamo avuto a disposizione per parecchie ore, a Cormòns, in una bella abitazione di Moraro e all’ospedale di Pordenone. È stata un’esperienza positiva e, secondo il mio parere, il prodotto finale è davvero buono». Scene sono state girate anche a Trieste.

Il soggetto è tratto da “Omicidio perfetto sull’Udine-Trieste”, radio giallo in tre puntate di Paolo Picchierri prodotto nel 2014 dalla Rai del Friuli Venezia Giulia. Picchierri è anche sceneggiatore assieme a Paolo Magris con montaggio di Roberto Marega. Le riprese hanno coinvolto dieci persone di staff tecnico, 35 attori non professionisti, 37 comparse per oltre 40 giornate di ripresa, cui va aggiunto un pool di 4 persone per la colonna sonora, firmata da Paolo Muscovi. Accanto a lui Rudy Fantin e Massimiliano Cernecca, coautori con Picchierri del tema musicale affidato alla voce di Stefania Seculin, nella canzone finale sui titoli di coda.

Buiat vuole citare anche Gianni Mocchiutti, Paolo Ongaro, Laura Cobelli, Antonella D’Addato, Sabrina Vidon, Maria Corvaglia in quella che si è rivelata una squadra molto affiatata e motivata.

La trama

del film

Buiat definisce il genere un «giallo allegro». Il filosofo Massimo Valeri viene trovato morto sul treno alla stazione di Trieste centrale. È riverso sul sedile con in mano un testo di Platone sulla morte dei cigni, ma il suicidio (cui potrebbe far pensare la fine di Socrate e l’elogio liberatorio della morte di Platone) è solo apparente. È il commissario Vincenzo Salvati (interpretato dal “postino attore”) a indagare sull’accaduto, supportato dal vice Branko Jankovic. Tre donne, di età diverse, sono implicate nella vicenda: la nipote Giovanna Farsi (unica erede di Valei), l’elegante avvocato Anna Valensig e Laura Carbone, bella pallavolista triestina che vive a Udine. Il finale riserva, entro la soluzione del giallo, un ulteriore incredibile colpo di scena, di cui il commissario verrà a capo quando ormai sarà ricoverato all’ospedale per il degenerare della sua patologia: Salvati, infatti, soffre di un grave e crescente disturbo della vista. Il film dura un’ora e mezza.

L’emozione

del postino-attore

Paolo Buiat è il ritratto della felicità. È la prima volta che gli viene affidata la parte di attore protagonista. E ringrazia di cuore tutti: dalla produzione al regista Camerotto, dai colleghi attori a tutti coloro che hanno collaborato, in varia misura, alla realizzazione del progetto che ha dovuto fare i conti con l’esplosione dello tsunami Covid-19.

Andando indietro con la memoria, Buiat ha partecipato come controfigura al film “Il ragazzo invisibile”, con Valeria Golino e Fabrizio Bentivoglio e diretto da Gabriele Salvatores («Un’esperienza eccezionale», ricorda ancora oggi). Poi, ha avuto una parte nella serie “I Borgia”, prima di essere contattato da Raitre per uno degli episodi di “Amori e delitti”, diretto dal regista Maurizio Iannelli. Si trattava di una storia realmente accaduta dove il postino attore interpretava la parte di un maresciallo dei carabinieri. Poi, la fiction “Grand Hotel” prodotta da Raiuno, diretta da Luca Ribuoli e che narrava un’avvincente storia di intrighi e passioni che animava un lussuoso albergo di inizio Novecento situato tra le meravigliose montagne ai confini tra Italia e Austria. «È stato girato negli studi televisivi di via Tiburtina a Roma con scenografie da lasciare a bocca aperta», ricorda ancora Buiat con viva e sincera emozione. —

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto