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L’ultimo saluto a Claudio Rinaldi, il ricordo: «È stato un esempio di forza e umiltà»

Nella chiesa parrocchiale di Pasian di Prato i funerali del giornalista stroncato da un malore. Il sindaco: con tenacia ha superato le più grandi difficoltà, lascia un vuoto enorme

PASIAN DI PRATO. La notizia della morte improvvisa di Claudio Rinaldi, stroncato da un malore durante una gita a Fusine giovedì, ha scosso la comunità di Pasian di Prato, che lo ha sempre vissuto come figura impegnata nella vita cittadina (è stato in consiglio comunale dal 2004 al 2009), nel volontariato e soprattutto in tutto ciò che coinvolgeva i giovani.

«La sua scomparsa per tutti noi è un grande dolore – dichiara il sindaco, Andrea Pozzo –, faceva vita di comunità, e pure dopo aver lasciato la carica amministrativa è sempre rimasto parte attiva, pronto a dare qualche buon consiglio.

La sua sarà una mancanza che sentirò anche a livello personale. Lo incontravo una volta al mese e parlavamo: era persona schietta e diretta, la diplomazia non era il suo forte e non faceva sconti, ma era uomo di principi, e si spendeva fino in fondo per ciò in cui credeva, con un’attenzione particolare ai giovani e alle loro esigenze». Rinaldi, infatti, quando a Pasian di Prato sono arrivati momenti incerti per il futuro della squadra di calcio, era pronto a entrare in scena in prima persona pur di non lasciare i ragazzi senza un punto di riferimento.

«Nella fase di trasformazione che ha portato dalla Pasianese all’Atletico – spiega Pozzo – mi diceva sempre che i giovani non potevano restare senza il calcio in paese e che, nonostante non fosse sua intenzione, era pronto a mettersi in gioco in prima persona. In quel periodo mi ha aiutato tanto, mi ha fornito consigli utilissimi, e quando la vicenda si è risolta positivamente mi ha mandato un messaggio che diceva: “Missione compiuta”.

Aveva capacità di lettura delle vicende politiche – conclude il sindaco –, intuiva ciò che sarebbe avvenuto con intelligenza. Le sue battute ficcanti e il sorriso sornione nascondevano parole sempre vere e pesanti. La nostra comunità è in lutto, perché se n’è andata una persona attiva e presente, che lascia vuoto e sconcerto. Resterà in tutti noi il suo esempio di forza, capace di superare anche le difficoltà più grandi della vita».

Pasian di Prato e tutti i suoi amici potranno salutare Claudio per l’ultima volta oggi alle 16.30 nella chiesa parrocchiale di San Giacomo, dove ci sarà anche la moglie Patrizia Gugliotta, che ringrazia gli amici e tutti coloro che si sono prodigati a Fusine per cercare di salvargli la vita.

«Era una persona allegra, disponibile e affidabile – dice la moglie –, pronta ad aiutare chiunque. Era intelligente e faceva ogni cosa con passione, ci metteva tutto se stesso. Era pieno di amici, e di questo mi sto rendendo conto in queste ore. Sono tantissimi e ci stanno molto vicino».

Patrizia, però, ha un ricordo speciale del suo sposo, che coincide con un oggetto speciale, un sasso. «Durante una passeggiata in montagna prima di sposarci ci siamo scambiati sopra un sasso piatto la promessa di esserci sempre, l’uno per l’altra, qualsiasi cosa fosse successa – racconta con la voce tremolante –. Quel pezzetto di roccia è stato il cuscino per le nostre fedi durante la cerimonia di matrimonio...».

La morte di Claudio Rinaldi ha lasciato molti nella tristezza, anche l'amico di sempre, Donnino Mossenta. «Ci conoscevamo da bambini, eravamo dirimpettai, abbiamo giocato assieme e quando siamo diventati adulti abbiamo continuato a condividere molte cose, come il dono del sangue. Siamo stati assieme nel direttivo della sezione pasianese dell’Afds – ricorda Mossenta –, al cui interno Claudio ha fatto molto.

Era un donatore da quando aveva 18 anni, faceva del bene ma sempre sotto traccia. Ci ha insegnato a essere umili e pronti ad aiutare i meno fortunati. Diceva che avrebbe incontrato il suo Ricky un giorno. Ecco, spero che adesso sia proprio con lui».

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto