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Addio al professor Carlo Odo Pavese, appassionato studioso di poesia greca

Dallo Stellini a Oxford, poi la carriera universitaria. Dal 1999 viveva a Venezia, ma era sempre rimasto legato a Udine

Il professore Carlo Odo Pavese si è spento ieri, dopo una lunga malattia, a Venezia dove abitava con la moglie Marisa dal 1999. Nato e cresciuto a Udine, Pavese era uno dei più grandi appassionati e studiosi della poesia greca. Aveva 87 anni e da diverso tempo combatteva con i postumi di un ictus che lo aveva costretto a lunghi ricoveri ospedalieri.

Dopo aver frequentato il liceo classico Stellini è entrato alla Normale di Pisa, dove si è laureato a pieni voti dopo quattro anni di frequenza. Dal 1955 al’57 è stato al Corpus Christi College di Oxford, poi ha insegnato un anno greco e latino al liceo Carducci di Bolzano. È stato quindi assistente di Letteratura greca all’università di Firenze; Fellow del Center for Hellenic Studies alla Harvard University (1964-1965); libero docente in Letteratura greca (1967); professore incaricato di Papirologia all’università di Bari, di Letteratura greca all’università di Siena, di Letteratura latina e di Grammatica greca e latina all’università di Venezia (1968-1975) e poi professore ordinario di Letteratura greca sempre a Venezia (1975-80), ma anche di Udine dove ha insegnato per dieci anni dal 1980 al’90 dopo aver fatto parte del comitato ordinatore della stessa composto da tre professori individuati dal Ministero, e di nuovo di Venezia fino al pensionamento nel 2008. È stato autore di molti libri e ha organizzato diversi convegni di successo. I suoi studi vertevano principalmente sui generi poetici tradizionali, che sono stati da lui analizzati nei fattori di esecuzione, metrica, lingua e significato. In particolare gli vengono riconosciuti studi innovativi sulla tradizione epica rapsodica, sulla citarodia e sulla lirica corale.

Pur restando spesso lontano da Udine soprattutto per motivi di lavoro, nel capoluogo friulano Carlo Odo Pavese aveva ancora molti amici tra i quali l’architetto Augusto Romano Burelli che lo ricorda come «una persona dalla mente brillante che aveva una quantità di conoscenze inestimabili non solo sui dialetti greci – parlava e scriveva in inglese e tedesco come un madrelingua – ma anche sulla marilenghe. Era friulanissimo e non era solo un grande studioso. Quando tornò da Oxford frequentava il centro di Udine a bordo di una spider Mg rossa ed era sempre elegantissimo».

Di lui, nel 2012, il collega Mario Blasoni aveva scritto un articolo all’interno della rubrica “Vite di friulani” ricostruendo anche la storia della sua famiglia: «Il nonno materno Odo Granzotto (1872-1944), di nobile famiglia sacilese, si trasferì a Udine per esercitare “il commercio di paglia e fieno, che lo fece ricco”. Tanto che nel 1929, nel pieno della crisi mondiale, fece costruire una grande villa sulla roggia in piazzale Osoppo (ora sostituita da un condominio), dove andò ad abitare con tutta la famiglia, e acquistò, a Biauzzo di Codroipo, il Palazzàt, con tante terre intorno. Sua figlia Ada (1908-1989), appena diciottenne, fu la prima donna a Udine a prendere la patente di guida. E a 23 anni sposò Dante Pavese (1895-1960), “un bell’ufficiale originario di Santo Stefano Belbo, nelle Langhe, cugino dello scrittore Cesare Pavese”. Come capitano di fanteria fece la campagna dì Etiopia e durante il conflitto mondiale quella di Albania e Grecia, concludendo la carriera nel dopoguerra a Udine col grado di colonnello».

E ancora, ha scritto sempre Blasoni: «Dal matrimonio nel 1933 è nato un unico figlio, appunto Carlo Odo, che ha visto la luce nella villa del nonno sulla roggia, in via Principe Umberto 3, oggi viale Volontari della Libertà (villa che, sequestrata durante l’occupazione tedesca, sarà sede del Platz Kommandantur di Udine). Nel ’38 i Pavese presero casa in via Dante, accanto alle scuole ( “Qui – ricorda Carlo – ho visto passare prima il re e poi il duce, in visita alla città”) e nel ’39 andarono ad abitare in via Tullio. Vacanze ancora spensierate a Cortina d’inverno (dove si arrivava prendendo tre treni: si cambiava a Ponte nelle Alpi e a Calalzo) e a Grado d’estate, nonostante la guerra: la dichiarazione, il 10 giugno 1940, Carlo l’ascoltò alla radio ( “Avevo 7 anni e mezzo”). Altri spostamenti, tra cui a Bologna e a Verona, causati dagli impegni militari del padre (e ultima vacanza nel ’43 a Grado, dove il 25 luglio “ascoltai il bollettino dell’arresto di Mussolini”). Infine, nel 1944-’45 per sfuggire ai bombardamenti aerei la famiglia si rifugiò a Biauzzo, nel Palazzàt di campagna».

La data del funerale non è ancora stata decisa, ma «di sicuro – dice l’amico Burelli – la salma riposerà nella tomba di famiglia al cimitero monumentale di San Vito».

Pubblicato su Il Messaggero Veneto