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Incidente sulla Ferrata La Procura indaga sulle cause del decesso

morsano al tagliamento

Una morte sulla quale la Procura di Pordenone vuole fare chiarezza facendo ricorso a tutti gli accertamenti necessari, a partire dall’autopsia. Mentre Gorizia piange Nereo Maghet, morto a 63 anni sulla Ferrata in un tragico incidente stradale, il sindaco di Morsano al Tagliamento riaccende i riflettori su una strada che ha già visto troppi morti: «Ho battuto tutte le strade, rivolgendomi alla Prefettura e ai miei concittadini».

Maghet, che lavorava come artigiano dopo un importante passato nella pallacanestro, martedì pomeriggio stava guidando il suo furgone, un Fiat Scudo, in direzione Portogruaro lungo la Sp 95 quando, all’altezza del chilometro 1+400, si è scontrato con un autoarticolato Scania guidato da un 65enne di San Michele al Tagliamento proveniente dalla direzione opposta. L’impatto, forse dovuto ad un’invasione di corsia, è stato tremendo e non ha lasciato scampo al 63enne nonostante l’intervento dell’elisoccorso, dei vigili del fuoco e dei carabinieri.

Il pubblico ministero Marco Faion ha aperto un fascicolo per omicidio stradale iscrivendo nel registro degli indagati il conducente del mezzo pesante. Un atto dovuto ma fondamentale per garantire a tutte le parti coinvolte nel sinistro le necessarie garanzie in fase d’indagine. Ora si procederà con l’autopsia per capire quali siano state le cause della morte del 63enne e con tutti gli accertamenti tecnici necessari a ricostruire quei drammatici momenti.

Una tragedia che si aggiunge alle tante già avvenute su quel tratto di strada, da una parte e dall’altra del Tagliamento. La Ferrata, infatti, collega Udine e Portogruaro attraverso il Pordenonese ed è un’arteria importante, molto trafficata. Una strada nota per la sua pericolosità e che i sindaci di Morsano al Tagliamento hanno sempre messo nella lista delle priorità. Giuseppe Mascherin, in municipio dallo scorso anno, ribadisce il suo impegno, di fronte alle istituzioni e nei confronti dei suoi concittadini, per la messa in sicurezza della Ferrata che oggi conta una nuova vittima, Nereo Maghet.

Sessantatre anni, Maghet lavorava come artigiano nel settore del legno e martedì stava attraversando il Pordenonese con il suo furgone proprio per lavoro. La sua vita era però la pallacanestro. A lei aveva dedicato tutto il suo tempo libero. Aveva mosso i primi passi sotto canestro nell’Arte dove aveva giocato dal minibasket ai Cadetti. La maturità sportiva era però arrivata in Piemonte dove aveva calcato i parquet della Serie A.

Aveva giocato prima alla Saclà Asti, poi all’Ausilium Torino, quindi era approdato per una lunga stagione a Tortona dove il suo nome è rimasto nei cuori dei tifosi. Lì l’affetto è stato tanto e tale che ancora ieri nei messaggi di cordoglio ha risuonato virtualmente il coro “Eoooo magico Nereooo”.

Chiusa la parentesi agonistica, Maghet non aveva mai veramente abbandonato la palla a spicchi. Una volta tornato a Gorizia è stato dirigente prima dell’Arte, poi dell’Ardita vedendo crescere sotto canestro i figli Fabio e Alessio.

Il primo, già nel giro delle nazionali giovanili, quest’anno ha giocato a Casalmaggiore e l’anno prossimo giocherà a Soresina; il secondo gioca invece nell’Athletismo. Con loro, Maghet lascia anche la moglie Rita Bosco. —

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto