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Addio a Zarattini, protagonista della ricostruzione

Originario di Ampezzo, aveva 95 anni. Progettò numerosi edifici nel post terremoto a Gemona, Osoppo e Artegna

/ ampezzo

La Carnia piange la scomparsa di un suo cittadino illustre: è morto mercoledì a 95 anni a Trieste l’ingegner Mario Zarattini, protagonista della ricostruzione post terremoto a Gemona, Osoppo e Artegna e progettista di prestigiose costruzioni triestine, come lo stadio Rocco e il Palasport di Chiarbola.

Era nato ad Ampezzo il 22 luglio 1925. La madre Antonia Dorigo era originaria di Oltris, il padre Francesco ottenne l’incarico di dirigere il telegrafo della città di Trieste. Dopo aver trascorso la propria infanzia in Carnia, quindi, alla fine degli anni Quaranta, Mario Zarattini si trasferì a Trieste al seguito della famiglia, ma restò sempre legato al paese d’origine dove ogni anno trascorreva le sue vacanze estive.

Considerata la difficile situazione della Carnia di quel periodo, nella primavera del 1944 Mario, grazie all’aiuto dello zio Annibale Nigris, trovò lavoro come manovale presso l’Organizzazione Todt dove prestò la sua opera per alcuni mesi. Riuscì così a evitare di essere chiamato a prestare servizio militare per la Repubblica sociale italiana. Con i soldi guadagnati riuscì a mantenersi all’università di Trieste dove si è laureato in ingegneria civile nel 1953.

Ha progettato grandi opere impegnandosi nella ricostruzione dopo il terremoto del 1976 fra Carnia, Canal del Ferro e Val Canale e nel Gemonese. Sua la progettazione del convitto nell’ambito del Centro studi di Gemona, la casa di riposo di Moggio oltre alla costruzione e alla ristrutturazione di numerosi edifici nella zone sismiche del Friuli collinare, vanno ascritte a lui anche gli interventi di consolidamento realizzati per conto della Regione a villa Manin.

Gran parte della sua attività, però, si svolse a Trieste dove visse e dove mercoledì si è spento, circondato dall’affetto dei familiari. Fra le sue principali opere vanno citati lo stadio Nereo Rocco di Trieste, l’ampliamento della sede del Consiglio regionale, nonché il restauro del teatro Verdi. Lunga la lista degli edifici scolastici e dei complessi abitativi progettati. «Ricordo il suo desiderio di voler ogni anno riunire assieme figli e nipoti in un incontro conviviale che per lo più avveniva in coincidenza delle festività natalizie – racconta il cugino udinese Ennio Nigris –. Circa un anno fa mi ha passato il testimone invitandomi a mantenere viva la tradizione e quindi continuare a riunire le famiglie una volta all’anno».

Rimasto vedovo per la prematura scomparsa della moglie Armida, ha sposato Liberata Radellich con la quale ha trascorso lunghi periodi nell’isola di Lussino. Zarattini ha sempre nutrito una grande passione per i viaggi in giro per il mondo e per il mare, amava andare in barca a pescare. Oltre alla moglie Liberata, lascia i figli Francesco e Luciano, oltre a quattro nipoti. «Sentiremo molto la sua mancanza – commenta il figlio Francesco –. Per me oltre che un padre è stato un amico e un esempio di vita».

I funerali si terranno in forma privata, una messa sarà celebrata l’8 agosto alle 11 nella chiesa di Santa Caterina da Siena. —

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto