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Morì a Gabria, spunta l’omicidio stradale

Ci sono degli indagati nell’inchiesta della Procura per il decesso di Francesco Maria Tomasso che finì con l’auto su un tiglio

Il corpo senza vita di un giovane al centro della carreggiata. A breve distanza una Fiat Seicento accartocciata con il parabrezza sfondato. Pezzi di motore, di cruscotto, di paraurti e altri detriti sparsi ovunque.

Questo il tremendo colpo d’occhio dell’incidente che, nel luglio del 2016, costò la vita al trentaquattrenne monfalconese Francesco Maria Tomasso, morto sul colpo. Sono passati quasi quattro anni e i suoi cari stanno ancora attendendo risposte dalla Magistratura: non sanno neppure chi l’autorità giudiziaria stia indagando nonostante sette richieste di accesso agli atti rimaste tutte senza risposta.

A prendere posizione è lo Studio3A-Valore spa, società specializzata nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini con sede direzionale a Mestre e con una filiale a Udine. Ricostruiamo l’accaduto. Il giovane stava percorrendo il Vallone da Monfalcone in direzione Gorizia quando, per cause mai chiarite, perse il controllo dell’utilitaria schiantandosi contro un grosso tiglio all’altezza di Gabria, frazione di Savogna d’Isonzo. L’urto fu violentissimo, determinato da una fuoriuscita autonoma e senza l’apparente concorso di terzi.

Ma è la presenza di quel possente albero a essere stata decisiva. «Un albero - rileva la società - che troneggia in un’aiuola spartitraffico, senza che vi sia alcuna protezione e a dispetto delle norme del Codice della strada che impongono distanze minime delle alberature dal ciglio stradale o barriere protettive». Anche per questo e per fare piena luce sulle cause e le responsabilità dell’accaduto, i genitori e le sorelle della vittima si sono affidati allo Studio3A. Quel tiglio, a loro detta, dovrebbe essere abbattuto in quanto pericoloso. La Procura di Gorizia, attraverso il pubblico ministero Paolo Ancora, ha aperto un procedimento penale per il reato di “omicidio stradale”, inizialmente contro ignoti, e ha disposto anche l’autopsia sulla salma del giovane e, soprattutto, una perizia cinematica per ricostruire dinamica e cause dell’incidente, incaricando a tal fine quale proprio consulente tecnico l’ingegnere Marco Pozzati: incarico conferito il 30 agosto 2016. Da allora, però, più nulla.

«Ogni richiesta di accesso agli atti, e sono state appunto sette, per conoscere lo stato di avanzamento dell’inchiesta, per ottenere qualche risposta e per avviare l’eventuale procedura di risarcimento dei danni nei confronti dell’ente gestore della strada è stata rigettata, con la motivazione che “sono ancora in corso le indagini preliminari e gli accertamenti investigativi”», rileva lo studio specializzato. Che aggiunge un altro particolare. Non secondario. «L’unica notizia che si è potuta attingere risale allo scorso marzo. Il fascicolo dal 2019 non è più un “modello 44”, cioè contro ignoti, bensì un “modello 21”, ossia c’è o ci sono degli indagati, verosimilmente sulla scorta delle risultanze della perizia cinematica depositata dal Ctu: ma a quali conclusioni sia pervenuto il perito del pm e chi siano le persone iscritte nel registro degli indagati non è dato sapere». —

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto