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Morto il 24enne ferito nella sparatoria

Il giovane afghano, che abitava a Codroipo, era stato colpito da un proiettile. Rimangono in carcere i due arrestati

mortegliano

Non ce l’ha fatta il 24enne afghano Rahimi Zazai, residente a Codroipo, raggiunto da un colpo di pistola alla testa, sabato mattina, durante la sparatoria avvenuta a Mortegliano. Le condizioni del ventiquattrenne, immediatamente soccorso dagli operatori sanitari del 118, erano apparse fin da subito disperate. Era stato ricoverato in Terapia intensiva all’ospedale di Udine, dove è deceduto.

IL PROCURATORE

Restano in carcere, intanto, con l’accusa di omicidio e rapina, Raimondo Raiola e Wilfredo Fernandez Jeorge, «La Procura – le parole del procuratore capo, Antonio De Nicolo – ha disposto l’autopsia in forma garantita sulla vittima e una consulenza balistica per chiarire l’esatta dinamica del fatti. Questa mattina (ieri, per chi legge) c’è stata l’udienza di convalida del fermo. Il gip Daniele Faleschini Barnaba ha accolto la nostra richiesta e applicato la custodia cautelare in carcere di entrambi gli indagati». Il capo d’imputazione, che inizialmente era stato formulato nell’ipotesi del tentato omicidio, ora, dopo la morte del giovane 24 enne afghano, è l’omicidio.

LA RICOSTRUZIONE

Una rapina finita male, secondo gli inquirenti, lo scenario in cui, sabato mattina, in via Tomadini, a Mortegliano, è avvenuta la sparatoria. Erano circa le 7. 30 quando, a bordo di una Bmw, il 24enne Zazai, un suo connazionale di 23 anni, il 44enne di origini napoletane Raimondo Raiola, residente a Tricesimo, e il cittadino honduregno Wilfredo Fernandez Jeorge, 30enne, che vive a Udine, sono arrivati in via Tomadini, una strada che porta in mezzo ai campi. Stando alle ricostruzioni, Fernandez Jeorge e Raiola, entrambi arrestati, e i due cittadini afghani stavano organizzando un viaggio in Piemonte per fare rifornimento di droga, hascisc a quanto pare. I due afghani avrebbero portato il denaro contante per pagare il viaggio mentre Raiola e Fernandez Jeorge avrebbero dovuto fornire la macchina e anche il supporto logistico. La dinamica non è ancora chiara. Di certo si sa che, a Mortegliano, Rahimi Zazai è stato minacciato per indurlo a consegnare il denaro, circa ottomila euro. È partito un primo colpo di pistola, pare sparato verso il terreno a scopo intimidatorio. Il secondo ha raggiunto la zona dell’orecchio del 24enne. Il connazionale, intanto, ha chiesto aiuto ai residenti di alcune case vicine. Raiola e Fernandez Jeorge, invece, si sono allontanati e sono stati poi rintracciati dai carabinieri.

I DIFENSORI

L’avvocato Massimo Cescutti, che difende Raimondo Raiola, commenta: «Il fermo è stato convalidato. Il mio assistito ha già reso ampie dichiarazioni e quindi si è rifatto all’interrogatorio. Ho chiesto i domiciliari presso la sua abitazione, tenuto conto che non ha precedenti e che si tratta di un episodio isolato. Non c’è pericolo di fuga o d’inquinamento delle prove. Al momento dell’interrogatorio io e il mio cliente non sapevamo del decesso. Il mio assistito aveva pregato tutta la notte affinché il ragazzo riuscisse a sopravvivere e, invece, purtroppo non ce l’ha fatta. Ora il capo d’imputazione cambierà da tentato omicidio a omicidio. Sempre questa mattina (ieri, per chi legge) ho saputo che è stata effettuata una perquisizione in casa del mio cliente, alla presenza della moglie e dei figli». L’avvocato Denaura Bordandini, che difende Wilfredo Fernandez Jeorge, spiega: «Il ragazzo non ha aggiunto nulla rispetto a quanto aveva già detto agli inquirenti. Abbiamo chiesto gli arresti domiciliari, essendo il mio cliente incensurato e regolare sul territorio da 8 anni e con un lavoro. Ribadisco che l’arma non era riconducibile a lui e non c’era alcun intento di ledere la fisicità di nessuno. Il ragazzo è costernato per la morte del ventiquattrenne afghano». —

Pubblicato su Il Messaggero Veneto