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Droga, soldi e rapina dietro la sparatoria che ha ferito a morte ragazzo di 24 anni

Cominciano a chiarirsi le circostanze dell’aggressione in cui è rimasto ferito il giovane, morto in ospedale

MORTEGLIANO. Una rapina finita male: questo, secondo gli inquirenti, lo scenario in cui è avvenuta la sparatoria in cui sabato a Mortegliano è rimasto ferito il 24enne afghano Rahimi Zazai, residente a Codroipo. Il giovane, raggiunto da un colpo di pistola alla testa, è stato ricoverato in Terapia intensiva e le sue condizioni sono estremante critiche.

In via Tomadini – strada che si addentra tra i campi – verso le 7.30 sono arrivate quattro persone a bordo di una Bmw: il 24enne Zazai, un suo connazionale di 23 anni che abita ad Arta Terme, il 44enne di origini napoletane Raimondo Raiola, residente a Tricesimo e il cittadino dell’Honduras Wilfredo Fernandez Jeorge, 30enne che vive a Udine. Raiola e Fernandez Jeorge sono poi stati arrestati dai carabinieri tra sabato sera e domenica per l’ipotesi di reato di tentato omicidio ed è poi stata formulata anche l’accusa di rapina.

Ecco che cosa è successo a Mortegliano: dall'arrivo di una Bmw scura con 4 persone a bordo allo sparo in testa

Il fattore droga, hascisc a quanto pare, è quello che fa mettere in contatto i due cittadini afghani con Raiola e Fernandez Jeorge. Qualcuno – stando alle prime ricostruzioni – parla di un viaggio a Torino per fare rifornimento di stupefacente. Gli afghani avrebbero avuto il contante per pagarlo. Gli altri avrebbero dovuto fornire l’auto e il supporto logistico. Non è stato chiarito, tuttavia, se il piano fosse condiviso oppure solo negli intendimenti di qualcuno che cercava di convincere gli altri che, invece, erano contrari. Quel che è certo è che in Piemonte sabato non ci sono mai arrivati.

A Mortegliano Zazai è stato minacciato: l’obiettivo era indurlo a consegnare il denaro, circa ottomila euro. È partito un primo colpo che, stando ai racconti resi, dovrebbe essere stato sparato verso il terreno a scopo intimidatorio. Il secondo, invece, ha raggiunto la zona dell’orecchio del 24enne Zazai e lo ha fatto crollare a terra, mentre il suo amico correva sino alle case vicine a chiedere aiuto.

Secondo la difesa di Raiola, rappresentata in un primo momento dell’avvocato Maria Elena Giunchi, l’ultimo sparo sarebbe partito accidentalmente. «C’è stato un momento di concitazione – spiega il legale – in cui è partito il colpo. Non c’era volontà di fare del male. Da quello che è emerso il piano di Torino non era condiviso e così era nata l’idea di inscenare una rapina per non avere più richieste o pressioni in quel senso. Poi purtroppo la situazione è degenerata. Non dimentichiamo, comunque, che si sta parlando di un incensurato, un padre di famiglia con un lavoro regolare».

Oggi all’udienza di convalida Raiola sarà assistito dall’avvocato Massimo Cescutti che, essendo appena subentrato nel caso, attende di poter parlare con il suo assistito e di poter esaminare le carte: «Visto che c’è già stato un interrogatorio, credo che, se non ci sono ulteriori elementi, ci avvarremo della facoltà di non rispondere e chiederemo gli arresti domiciliari». Un’analoga richiesta sarà presentata anche dall’avvocato Denaura Bordandini per Fernandez Jeorge: «Il mio cliente – sottolinea – è incensurato, ha un lavoro e conduce una vita regolare. E non ha avuto alcun coinvolgimento nell’uso dell’arma. Chiederemo la misura meno afflittiva dei domiciliari, non sussistendo né il pericolo di fuga, né di reiterazione del reato».

Da parte sua invece il procuratore capo Antonio De Nicolo spiega che «il sostituto procuratore Elena Torresin ha depositato al Gip richiesta di convalida degli arresti e di applicazione della custodia cautelare in carcere per entrambi».

Pubblicato su Il Messaggero Veneto