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Un doppio addio a due mesi dalla morte

A Feletto una messa oggi con gli alpini e una venerdì con familiari e amici per ricordare Sergio Cignacco, morto a 76 anni

Margherita Terasso

/ TAVAGNACCO

Ritrovare l’affetto e l’amore che il coronavirus ha messo tra parentesi, togliendo l’ultima possibilità di un saluto, nel giorno dell’addio a questa terra. Tornare con il pensiero a ricordi e memorie, anche se al posto del feretro ci saranno una foto e il cappello d’alpino.

E se quasi due mesi fa quel saluto non fu possibile, saranno due le messe previste nella chiesa di Feletto Umberto per ricordare Sergio Cignacco, alpino del gruppo di Branco, consigliere per due mandati della sezione Ana di Udine e amico dell’associazione partigiani Osoppo, mancato a 76 anni dopo una lunga malattia.

La prima sarà celebrata oggi alle 19 e accoglierà tutti gli alpini, i simpatizzanti e Apo; la seconda, in programma venerdì alle 19, invece, richiamerà i familiari e gli amici. «Era il 30 marzo quando è mancato – racconta la moglie Pia – e la diffusione del virus non ha permesso a nessuno di andare a dirgli addio: in cimitero c’eravamo solo io, suo figlio Paolo e la moglie. Per questo abbiamo deciso di organizzare due messe, per consentire a tutti di salutarlo». Sergio, nato a Pavia di Udine il 25 agosto 1943, è stato per tutta la vita dipendente dell’Enel. E l’amore con Pia è sbocciato in età matura: i due si sono sposati nel 1998. «Era un uomo dolce, bravo e buono – dice la donna –. Eravamo sempre insieme e ci bastava uno sguardo per capirci».

L’animo generoso di Sergio era presente in ogni sua attività, ma il cappello dell’alpino era la cosa alla quale più teneva. «Un simbolo, ma per lui era la vita – aggiunge Pia –. Nei gruppi alpini di cui ha fatto parte, prima quello di Feletto poi quello di Branco, ha sempre dato una mano, voleva essere presente a ogni iniziativa. Da consigliere per la sezione Ana di Udine era responsabile della commissione per lo sport».

Negli ultimi tempi, Sergio, che era anche socio della Filologica friulana, ha dovuto accantonare alcuni impegni. «La malattia lo ha costretto a lungo dentro e fuori dall’ospedale e io so di aver passato tutti i giorni, da agosto a ottobre, accanto a lui – ricorda la moglie –. A gennaio la situazione si è aggravata e il virus ci ha permesso solo un piccolo saluto, pochi giorni prima che ci lasciasse: è stato molto doloroso».

Sono vicini alla famiglia l’Apo e gli alpini di Branco. «Saremo presenti alla messa con i nostri gagliardetti per dare il nostro ultimo saluto a un alpino vero – commenta il capogruppo Massimo Faleschini –. Sergio era una bella persona, di quelle che non vogliono farsi notare, ma che ti accorgi subito quando mancano. Era un alpino elegante, dal fare pacato, ma fermo. Per lui il cappello era un motivo per esprimere la sua innata disponibilità ad aiutare e a mettersi a disposizione degli altri».

Sergio Cignacco lascia moglie, i figli Paolo con Luisa, Elena con Matteo, Raffaele e Gianluca. —

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto