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Coronavirus, il focolaio di Mortegliano: ecco chi sono gli anziani morti in casa di riposo

È un dramma immenso a Mortegliano la morte di 12 anziani con coronavirus in casa di riposo Rovere Bianchi, non solo per il Comune ma anche per quelli vicini, da dove provengono alcuni dei deceduti

È un dramma immenso a Mortegliano la morte di 12 anziani con coronavirus in casa di riposo Rovere Bianchi, non solo per il Comune ma anche per quelli vicini, da dove provengono alcuni dei deceduti. Lunedì è mancata Ernesta Casoto vedova D’Osualdo, 92 anni di Mortegliano, e martedì Cesira Miculan di Nespoledo, di 93. E poi una donna di Sant’Andrat del Cormôr, un uomo di Felettis di Bicinicco, uno di Lestizza e uno di Castions di Strada, gli altri di Mortegliano e frazioni.

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Si trattava in gran parte di ultraottantenni affetti da gravi patologie. Al dolore, ora si aggiunge la preoccupazione per il possibile diffondersi dell’infezione fra le persone che possono aver avuto contatti con gli operatori della casa di riposo, circa 50, dipendenti per la maggior parte della Euro&Promos social health care, che ha in appalto i servizi alla persona, infermieristici e di pulizie, altri della Gemeaz che si occupano della cucina e alcuni del Comune.

Le vittime.  Ad aprire la triste serie dei decessi alla casa di riposo comunale “Rovere Bianchi” di Mortegliano, dopo il manifestarsi delle prime positività al Covid-19, è stata Agata Della Negra vedova Cantarutti, di Mortegliano, 103 anni, suocera dell’ex direttore didattico Ladislao Loss e madre della compianta maestra Milena.

Oltre alla morte del marito, che l’aveva lasciata vedova giovanissima, una vita segnata da un altro lutto, quello per la perdita di quell’unica figlia, mancata a 61 anni per malattia. Ma Agata aveva mantenuto ugualmente un carattere solare e festoso, come raccontano i nipoti. I compaesani più anziani la ricordano, da giovane, dietro il bancone dell’osteria di famiglia, “Al gallo”.

Angelo Stroppolo, 84 anni, di Castions di Strada, era in casa di riposo da sei anni, dove aveva anche la compagnia della sorella Lucia, che gli è stata vicino finché è stato ricoverato in ospedale a Udine, dove si è spento.

Agricoltore, amava gli animali e le tradizioni del passato: la sua casa, conservata come un tempo, è diventata dopo la sua entrata in casa di riposo – come riferisce la nipote Giuseppina Stocco – un luogo di scambio di libri fra appassionati della lettura.

Ferdinando Virgili, di Lestizza, 83 anni, ha tramandato ad alcuni dei quattro figli – fra cui l’ex vicesindaco Sandro – la passione e la competenza di artigiano edile. Ha anche lavorato con impresa di costruzioni alla realizzazione dell’autostrada Udine Tarvisio. Un carattere aperto, il suo, e un esempio di laboriosità.

Cesira Miculan, 93 anni di cui sette alla Rovere Bianchi, non era sposata. Aveva lavorato a Pavia dove uno zio aveva delle risaie, e poi a Genova come cuoca in una clinica insieme alle suore. Da pensionata, era tornata nella natia Nespoledo.

Aveva 92 anni Ernesta Casoto, vedova D’Osualdo, di Mortegliano: madre di famiglia e dedita all’azienda agricola, ha cresciuto tre figli, che, pur nel dolore, esprimono come gli altri familiari degli anziani «un grande ringraziamento a chi li ha assistiti, nonchè alla sensibilità e vicinanza del sindaco Roberto Zuliani».

La storia della Rovere Bianchi. La struttura comunale è sorta in via Gonars a Mortegliano, su un terreno lasciato in dono da Italia Rovere Bianchi, negli anni ’80 con un contributo regionale ed è stata completata negli anni ’90. In origine i servizi venivano espletati da personale comunale e dalle Ancelle della carità, poi, sempre più il centro assistenziale ha ospitato anziani non autosufficienti, ora circa 90. Un numero decimato dai 12 decessi. Da alcuni anni è aperto un centro diurno Alzheimer per una decina di persone, accudite da dipendenti comunali. È stato il primo reparto a essere chiuso con le avvisaglie del contagio e il personale messo in quarantena.

La prima fase del contagio. In seguito al manifestarsi dei sintomi per un’operatrice sottoposta a tampone e risultata positiva, il test è stato somministrato a quanti avevano febbre e infezione alle vie aeree. Ne sono risultati contagiati 16 fra ospiti, anziani e già debilitati per altre malattie, e operatrici, fra cui una del reparto di preparazione dei pasti, che è stato chiuso sostituendo la cucina con servizio di recapito di cibi preconfezionati.

L’aggravarsi della situazione. Sono cominciati i primi decessi, mentre venivano in soccorso infermieri professionali dal distretto sanitario di Codroipo e medici fra cui un virologo, presente quotidianamente nella struttura. La prima a morire una 103enne del capoluogo, in ospedale a Palmanova, e un altro ospite in quello di Udine. La quantità di persone che presentavano sintomi gravi ha fatto sì che il tampone venisse somministrato a quanti erano presenti, lavoratori e anziani: in totale 42 i positivi tra gli ospiti, e 23 fra il personale, subito messo in quarantena.

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Pubblicato su Il Messaggero Veneto